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Amministrative 2027, i partiti se la tirano. Ma i numeri dicono che contano poco e niente

Prima di accomodarsi ai tavoli delle prossime amministrative con l’aria di chi deve concedere udienza, i partiti tradizionali farebbero bene a portarsi una copia dei risultati del 2022. Per ricordare quanto pesano quando a pesarli sono gli elettori.

Considerando esclusivamente i voti di lista, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Thiene, riferimento locale di Forza Italia, raccolsero complessivamente 1.305 voti: il 15,24%. Sul versante del centrosinistra, la lista Insieme per Michelusi – PD ne ottenne 1.144: il 13,36%.

Sommati, i quattro arrivano al 28,60%. Alle liste civiche andò invece il 69,48% dei voti validi di lista. Più del doppio. Una sproporzione che dovrebbe suggerire alle segreterie una certa modestia, prima di scambiare il proprio tavolo di contrattazione per il consiglio di amministrazione della città.

Nel centrodestra, il dettaglio dà alla spocchia dimensioni quasi comiche: 663 voti alla Lega, il 7,74%; 355 a Fratelli d’Italia, il 4,15%; 287 a Forza Thiene, il 3,35%. Tre partiti, tre apparati, tre insegne nazionali. Tutti insieme, poco più di quindici voti ogni cento espressi per le liste.

Numeri che suggerirebbero di bussare, presentare qualche proposta e cercare di convincere qualcuno. Chi invece pretendesse di dettare condizioni dovrebbe spiegare il prodigio: come si passa dal 3, dal 4 o dal 7 per cento all’atteggiamento di chi possiede la città? Evidentemente, nelle segreterie il consenso si misura contando le poltrone che si vorrebbero occupare.

Il PD può vantare un risultato individuale superiore a quello di ciascuna delle tre liste di centrodestra. Va riconosciuto. Ma il 13,36% resta il 13,36%: una componente significativa, con parecchia strada da fare prima di potersi considerare la proprietaria politica della città.

Anche qui, chi pretendesse di concedere o negare il permesso di candidarsi dovrebbe prima spiegare da quale investitura popolare deriverebbe tanta autorità. La carta intestata della segreteria non basta. E il consenso nazionale del partito non conferisce a nessuno il titolo di viceré di Thiene.

I numeri del 2022 non anticipano il risultato del 2027. Le liste civiche, inoltre, hanno orientamenti diversi e possono comprendere persone vicine ai partiti. Ma questo non autorizza le segreterie a intestarsi il consenso raccolto da altri. Chi ritiene di avere oggi un seguito maggiore potrà dimostrarlo nelle urne. Fino ad allora, la propria forza presunta rimane un’autovalutazione. Anche quando viene annunciata con grande sicurezza durante una cena.

Il punto è la pretesa di trasformare una quota di consenso in un diritto di comando. Di trattare il candidato come una concessione, gli alleati come comparse e i cittadini come il pubblico da convocare quando lo spettacolo è già stato deciso.

I partiti dovrebbero fare un passo indietro, scendere dal piedistallo e tornare ad ascoltare. Capire quali siano le esigenze dei cittadini, proporre una visione credibile di Thiene, dare una ragione per andare a votare. Nel 2022, al primo turno, l’affluenza si è fermata al 49,94%: meno di un elettore su due. Un risultato davanti al quale una classe dirigente seria dovrebbe interrogarsi sulla propria capacità di rappresentare la città. Prima di prenotare le poltrone, sarebbe opportuno riuscire a riempire almeno le urne.

E invece bandierine da piantare, cappelli da mettere sui candidati, diffidenze verso chi sembra più vicino al partito concorrente, trattative su più tavoli per alzare il prezzo del proprio sostegno. Riti di una politica antica e polverosa, che lasciano ai cittadini la sgradevole sensazione che il futuro della città sia soltanto l’occasione per una nuova spartizione del potere.

Poi, naturalmente, arriveranno gli appelli contro l’astensionismo. Commoventi, pronunciati da chi offre agli elettori ottime ragioni per restare a casa.

Questi Winston Churchill de noaltri comincino a misurare la propria statura sui problemi che sanno risolvere e sulle persone che riescono a coinvolgere. Pretendere deferenza sulla base di qualche centinaio di voti è già grottesco. Farlo mentre metà dell’elettorato diserta le urne rivela quanto poco si sia compresa la lezione.

Prima di spartirsi il potere, si meritino la fiducia. Finché non ne saranno capaci, abbiano almeno la decenza di scendere dal piedistallo.

redazione di AltovicentinOnline

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