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Breganze. Bacino di laminazione sull’Astico, oltre 60 milioni per la sicurezza idraulica del Vicentino fino a Padova. Video

Una grande opera idraulica che prova a mettere insieme due esigenze: la sicurezza delle comunità e il recupero di aree già compromesse dall’attività umana.

Quasi 5 milioni di metri cubi d’acqua per ridurre il rischio di piena dell’Astico e proteggere un territorio che dal Vicentino arriva fino a Padova. È questa la funzione del nuovo bacino di laminazione in corso di realizzazione tra Breganze e Sandrigo, un’opera dal valore complessivo di oltre 60,8 milioni di euro, presentata oggi durante l’inaugurazione e la visita al cantiere.

Il progetto punta a rafforzare la capacità del territorio di fronteggiare eventi meteorologici sempre più intensi. Il bacino, una volta completato, avrà una capacità di invaso di circa 4,8 milioni di metri cubi e consentirà di trattenere temporaneamente una parte delle acque durante le piene, riducendo così la portata diretta verso valle.

L’intervento interessa in particolare le aree delle cave dismesse Mirabella-Vaccari e Mirabella-Girardini, che saranno recuperate e trasformate in un’infrastruttura destinata alla sicurezza idraulica. Il progetto prevede la risistemazione del piano campagna, la realizzazione di arginature e manufatti idraulici regolabili, oltre a importanti lavori di scavo e movimentazione terra, per circa 2 milioni di metri cubi.

«Prevenire significa intervenire prima che l’emergenza si verifichi», ha sottolineato Elisa Venturini, assessore regionale all’Ambiente, Clima, Parchi e Protezione Civile, evidenziando come il bacino dell’Astico rientri nella strategia regionale per aumentare la resilienza del territorio.

La logica dell’opera è quella di restituire spazio al fiume nei momenti di piena, alleggerendo la pressione sui centri abitati e sulle aree urbanizzate. Una scelta che, secondo la Regione, assume anche una valenza ambientale: invece di occupare nuovo suolo, il progetto recupera aree già profondamente trasformate dall’attività estrattiva.

«Una criticità del passato diventa così un’opportunità per il futuro», ha osservato Venturini, indicando nel recupero delle cave dismesse uno degli elementi qualificanti dell’intervento.

La portata strategica dell’opera va però oltre il territorio immediatamente interessato dal cantiere. La riduzione delle portate di piena sull’Astico produrrà effetti anche lungo il corso d’acqua, con benefici attesi per numerosi comuni del Vicentino e, più a valle, per il territorio padovano.

Sul fronte degli investimenti, i primi due stralci valgono oltre 60,8 milioni di euro, con il sostegno anche di risorse europee. La programmazione dei lavori prevede il completamento dell’intervento entro maggio 2029.

«Investire nella capacità del territorio di governare il rischio idraulico significa prevenire le emergenze, aumentare la resilienza e programmare oggi le infrastrutture di cui il Veneto avrà bisogno domani», ha dichiarato Marco Zecchinato, assessore regionale alla Pianificazione strategica e infrastrutturale, governance del servizio idrico integrato e della risorsa idrica.

Il bacino dell’Astico si inserisce dunque in una strategia che punta a spostare il baricentro della gestione del rischio dalle sole emergenze alla prevenzione strutturale. L’obiettivo è aumentare la capacità del territorio di assorbire gli effetti degli eventi di piena attraverso infrastrutture pensate per operare nel lungo periodo.

 

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