È scontro sul calendario venatorio. La sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste contro il calendario venatorio 2025/2026 delle Marche diventa terreno di battaglia politica. A intervenire è Maria Cristina Caretta, deputata di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, che interpreta la pronuncia come una conferma della necessità di mettere mano alla normativa sulla caccia.
Al centro della sua dichiarazione ci sono beccaccia e turdidi. Caretta sostiene che la sentenza abbia confermato la chiusura del prelievo al 31 gennaio e respinto le motivazioni alla base del ricorso. Una lettura che, secondo la parlamentare, smentirebbe mesi di attacchi al mondo venatorio. Ma il punto più delicato riguarda l’Ispra. Secondo Caretta, il Consiglio di Stato avrebbe chiarito che il parere dell’Istituto non è vincolante nella predisposizione dei calendari venatori. Da qui la richiesta di una maggiore autonomia decisionale per le Regioni. “La Regione Marche e ogni Regione italiana devono poter decidere in autonomia”, sostiene la deputata, rivendicando il ruolo del supporto scientifico nella scelta delle date di apertura e chiusura della stagione venatoria.
Nel mirino finiscono anche le associazioni ambientaliste, accusate da Caretta di aver alimentato una campagna di discredito nei confronti dei cacciatori e dell’attività venatoria. La parlamentare difende inoltre l’azione del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, sostenendo che la legge 157 del 1992, dopo oltre trent’anni, necessiti di una revisione. Il messaggio politico è netto: per Caretta la sentenza non chiude soltanto una controversia sul calendario delle Marche, ma riapre il dossier della riforma della legge sulla caccia. E lo scontro tra mondo venatorio e ambientalisti è destinato a proseguire.
di Redazione AltovicentinOnline
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