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Da Thiene la ricetta di Zorzan sui migranti per non fermare l’accoglienza

C’è un nome che a Thiene merita attenzione: è quello di Andrea Zorzan, presidente del consiglio comunale e segretario del Partito Democratico thienese. Al vertice del parlamentino thienese,  interviene pubblicamente sul futuro dell’accoglienza dei migranti in Veneto e lo fa dalla sua posizione all’interno del settore sociale di Legacoop Veneto, organizzazione che riunisce cooperative impegnate proprio nella gestione dell’accoglienza: quello che dice è tutt’altro che secondario. A raccontarlo è il Corriere del Veneto.

Posti vuoti, costi pieni: ma la rete non si tocca
I numeri raccontano una realtà difficile da ignorare, come ricostruisce il quotidiano intervistando Zorzan: gli sbarchi sono calati e nelle strutture già pronte ci sono migliaia di posti vuoti. Ma non solo. Sul conto dell’organizzazione pesano anche il  personale da mantenere e costi che continuano a correre. Cosa propone quindi Andrea Zorzan?  La risposta, riportata dal Corriere del Veneto, è difficile da equivocare: utilizzare i posti che oggi rimangono vuoti, invece di lasciare che la rete dell’accoglienza si riduca. Nel Veneto, spiega Zorzan, le cooperative avrebbero una capacità di accoglienza di oltre 10 mila persone. Le presenze attuali sarebbero circa 6.800. Il risultato è una disponibilità stimata in 2-3 mila posti vuoti, insieme a personale e strutture che continuano a generare costi.

Gli arrivi calano, i posti restano: Zorzan rilancia la macchina dell’accoglienza
E qui arriva la proposta: trasformare una parte dei posti CAS , centri d accoglienza straordinaria in posti SAI, ossia al secondo livello di sistema di accoglienza e integrazione. Oppure allargare l’accesso al SAI a una percentuale maggiore di richiedenti asilo. In alternativa, secondo Zorzan, si potrebbero mantenere i CAS ma arricchirli di servizi: corsi di italiano, formazione professionale e percorsi di integrazione. Insomma, la parola d’ordine è una: non ridurre la macchina dell’accoglienza, ma trovare il modo di utilizzarne la capacità rimasta inutilizzata. Perché stiamo parlando di una rete che, secondo quanto riferisce lo stesso Zorzan, è già sovradimensionata rispetto alle presenze attuali. Una rete che comprende immobili, personale, cooperative e strutture finanziate e organizzate per affrontare flussi migratori molto più consistenti. La domanda che inevitabilmente si pone è allora questa: se gli arrivi sono diminuiti e migliaia di posti sono vuoti, perché la soluzione dovrebbe essere mantenere e riconvertire quella capacità invece di ridimensionarla? Zorzan risponde anche a questo interrogativo. La rete, sostiene, non va smantellata perché un improvviso aumento degli sbarchi potrebbe mettere nuovamente in difficoltà le prefetture, costrette a cercare posti che nel frattempo sarebbero stati chiusi. Ma c’è un altro aspetto, forse ancora più significativo. Zorzan non si limita a difendere l’esistenza dei posti. Propone di trasformare l’accoglienza in uno strumento più strutturato di integrazione, portando nei CAS servizi che oggi caratterizzano soprattutto il SAI.: italiano, formazione, inserimento.

“Degenerazioni in termini di sicurezza”: le parole di Zorzan
C’è poi un passaggio dell’intervista che merita di essere letto con particolare attenzione. Perché qui Zorzan non parla più soltanto di posti disponibili, CAS, SAI o corsi di italiano. Parla esplicitamente delle possibili conseguenze sul piano della sicurezza. La frase arriva in chiusura del suo intervento ed è attribuita direttamente a lui dal Corriere del Veneto: “Regaliamogli l’opportunità di fare integrazione vera-conclude Zorzan-altrimenti poi non ci lamentiamo di eventuali degenerazioni in termini di sicurezza”. È importante essere precisi su questo punto: Zorzan non parla di ‘delinquenza’ e non accusa i migranti di essere criminali. Il collegamento che propone è però esplicito: alla mancata integrazione potrebbero seguire, secondo le sue parole, ‘eventuali degenerazioni in termini di sicurezza’. Si tratta di un passaggio politicamente rilevante anche perché arriva al termine di un ragionamento nel quale Zorzan propone di mantenere la rete dei CAS e di rafforzarla con strumenti di integrazione, come corsi di italiano e formazione professionale.

E Thiene questa strada la conosce già
Ed è proprio qui che la questione smette di essere soltanto tecnica e diventa politica. Perché Thiene non parte da zero: il passato insegna come la città è incastrata nella rete dei territori chiamati a collaborare alla gestione del fenomeno migratorio. Oggi a parlare di come mantenere e potenziare quella rete è Andrea Zorzan, presidente del Consiglio comunale e segretario del Partito Democratico thienese, oltre che impegnato nel settore sociale di Legacoop Veneto. Un dettaglio che, alla vigilia delle amministrative del 2027, assume inevitabilmente un peso politico per la città.

di Redazione AltovicentinOnline

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