Non si placano le polemiche dopo le dimissioni del direttivo di Futuro Nazionale a Thiene. Non si è fatta attendere la replica del neo-nominato responsabile vicentino del movimento di Vannacci, Joe Formaggio.
«Prendiamo atto delle dimissioni e ringraziamo per il lavoro svolto i quattro componenti del direttivo del Comitato costituente 683, augurando loro buona continuazione come civici. Vogliamo ricordare che Futuro Nazionale non è un partito che serve per ambizioni personali e accordi prematuri sottobanco. Non ci risulta che ci siano problemi con i tesserati di Thiene, la cui maggioranza non è nemmeno iscritta al Comitato 683. Nei prossimi giorni si procederà a creare e strutturare il circolo cittadino, che sarà delegato a valutare il meglio sia per le comunali del 2027 sia per la politica del territorio. In questi giorni stiamo incontrando imprenditori, professionisti e nuovi iscritti che non si erano avvicinati a Futuro Nazionale per la mancata sintonia con i quattro. Infine, Futuro Nazionale di Vicenza sarà pronto a dare il proprio contributo per le comunali del 2027. Di chi non c’è si è sempre fatto a meno».
Se le parole di Formaggio appaiono laconiche e provocatorie, le chat di alcuni tesserati sembrano parlare chiaro, insinuando l’esistenza di manovre che, secondo queste ricostruzioni, non sarebbero mai avvenute, forse per spostare l’attenzione da un movimento che sta mostrando buona volontà, ma che al momento appare poco strutturato e disorganizzato. Per non parlare di proposte e contenuti inesistenti a parte i soliti spot anti immigrati, che vogliono colpire la pancia di chi vorrebbe vedere morire in mare i migranti.
Da quanto si apprende nel sottobosco dei tesserati, il problema sarebbe nato con i primi «ordini di partito» da parte di chi, in virtù di una nomina spesso non condivisa, avrebbe alzato i toni. Non ci sarebbe nemmeno un problema legato ai nomi per la candidatura a Thiene, bensì alle modalità che avrebbero infastidito chi credeva in un confronto democratico e non in un’imposizione dall’alto.
Il momento della rottura
Tutto sarebbe nato da una sorta di sondaggio interno al movimento thienese, nel quale il referente thienese Enrico Santini aveva proposto ai tesserati di esprimere una preferenza su una rosa di nomi che comprendeva anche Fabio Carraro e l’avvocato Sandro Dall’Igna, il cui nome circolava già da un paio di mesi. Esattamente 6 nomi tra cui gli iscritti dovevano indicare il loro preferito. Al momento della votazione, pare che soltanto tre persone abbiano sostenuto il noto legale thienese. Secondo alcune indiscrezioni, Dall’Igna, pur essendo uno stimato professionista, non godrebbe del consenso necessario perché considerato «vergine di politica». Apriti cielo! Per aver espresso perplessità su un nome sul quale si sarebbe comunque potuto discutere, arrivando eventualmente a un accordo o a un ripensamento in futuro, sarebbero volate parole grosse, con vere e proprie ingiurie e minacce.
Un episodio che solleverebbe interrogativi sul funzionamento di un movimento che sembra perdere consensi giorno dopo giorno in tutta Italia, dopo il boom iniziale. Vannacci, tra i suoi slogan, ha ribadito che «se importi l’Africa diventi l’Africa». Per non rimanere distanti dal suo modo di esprimersi, verrebbe da aggiungere: «Se raccatti di tutto, diventi una discarica».
Tra congetture e speculazioni, basterebbe leggere i giornali di tutta Italia per rendersi conto che il movimento di Vannacci starebbe affrontando difficoltà in diverse regioni, anche a causa di un modo di fare politica che appare nauseante. Oggi arriva qualcuno senza arte né parte, diventa referente e invia comunicati stampa con toni di un’autorevolezza che si sgretola alla seconda parola. Protagonismi che non corrispondono a competenza, a esperienza. Nemmeno un anno da consigliere di minoranza e certi personaggi ambiscono a sedere in parlamento. Parlano come esaltati che fanno il tifo in curca sud e non con l’umiltà di chi si sta approcciando alla politica.
Alla fine, sarebbe proprio questo il motivo per cui il comitato thienese si è sgretolato: un gruppo che, anche se non lo ha dichiarato ufficialmente, pare essersi ribellato a una gestione dei tesseramenti ritenuta discutibile.
Rimangono quelli senza spina dorsale, quelli che, pur di stare dentro a qualcosa che nemmeno conoscono a fondo e di cui non condividono neppure le idee, si fanno piccoli piccoli perché c’è qualcuno che alza la voce e sembra forte grazie alla violenza delle parole.
Uno scenario degradante sul piano sociale e culturale, che dice molto sulla caratura di chi fino all’altro giorno era un convinto federalista e oggi si dichiara patriota; di chi disprezzava il tricolore e oggi ha fatto del nazionalismo la propria missione.
di redazione AltovicentinOnline