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Il Veneto mette il Sociale sotto osservazione: ora vediamo se i dati serviranno davvero

Centomila euro per rimettere in moto l’Osservatorio regionale sulle politiche sociali: ora la sfida sarà capire se, oltre a contare i dati, qualcuno riuscirà anche a trasformarli in risposte. Nel Veneto delle fragilità che cambiano, degli anziani che aumentano, delle famiglie che arrancano e dei servizi sociali chiamati a fare sempre di più, arriva una certezza: adesso avremo un nuovo modo per contare tutto questo.

La giunta regionale ha approvato il nuovo modello gestionale dell’Osservatorio regionale per le politiche sociali e sociosanitarie, l’ORPSS. Per farlo funzionare sono stati messi sul tavolo 100 mila euro. La regia passa alla Direzione Servizi sociali, mentre il precedente modello era affidato ad Azienda Zero. L’assessore al sociale, sport e abitare Paola Roma presenta l’operazione come uno strumento necessario per affrontare quella che definisce una “sfida epocale”: una società che invecchia rapidamente e bisogni sociali che cambiano.

Fin qui, nulla da eccepire. Anzi: sapere cosa succede sul territorio prima di decidere cosa fare dovrebbe essere il minimo sindacale per qualsiasi amministrazione pubblica. Il punto, però, è proprio questo: che cosa succederà dopo aver raccolto i dati? Perché di dati, nel nuovo Osservatorio, ce ne saranno parecchi: anziani non autosufficienti, disabilità, famiglie, minori, giovani, sport, psicologo di base, terzo settore, volontariato, dipendenze, esclusione sociale, inserimento lavorativo, edilizia sociale e strutture sociosanitarie. Una sorta di gigantesco cruscotto regionale nel quale, promette la Regione, sarà possibile leggere domanda, offerta e bisogni praticamente con la lente d’ingrandimento.

E se tutto funzionerà come annunciato, il nuovo sistema permetterà persino di valutare l’impatto socio-economico delle politiche sociali. Non soltanto quanto si spende, dunque, ma anche quanto si produce in termini di benefici, quali costi futuri si possono evitare e quali ricadute possono avere gli interventi pubblici.

Ambizione notevole e ancora più ambiziosa è la valutazione di impatto generazionale, destinata a misurare gli effetti delle nuove politiche sulle giovani generazioni e su quelle future. Insomma, il Veneto prova a costruire un sistema capace di guardare non soltanto a ieri e oggi, ma anche a domani.

Resta una domanda terra terra: riuscirà l’Osservatorio a dire anche quando una politica non funziona? Perché misurare l’efficacia di un intervento è molto più scomodo che semplicemente contabilizzarlo: un conto è sapere quanti soldi sono stati stanziati, quanti servizi erogati e quanti utenti raggiunti, un altro è avere il coraggio amministrativo di concludere che una determinata misura produce poco, costa troppo o va radicalmente cambiata.

È proprio qui che il nuovo ORPSS dovrebbe dimostrare la propria utilità. L’assessore Roma lo dice chiaramente: il sociale non deve essere considerato un semplice “centro di costo”, ma un investimento. Il ragionamento è quello della prevenzione: sostenere l’autonomia, aiutare le famiglie, evitare l’aggravarsi delle fragilità e, nel tempo, ridurre la pressione su sanità e assistenza. “Dobbiamo superare una visione del sociale come semplice centro di costo-evidenzia l’assessore-Un servizio sociale efficace è anche un investimento: significa prevenire l’aggravarsi delle fragilità, sostenere l’autonomia delle persone, rafforzare le famiglie, favorire la partecipazione e, nel medio e lungo periodo, ridurre la pressione sui servizi sanitari, sociosanitarie assistenziali. Anche questo deve poter essere misurato”.

Il progetto prevede anche una nuova piattaforma di Business Intelligence, battezzata “Orizzonte”, attraverso la quale i dati potranno essere letti per materia e territorio, arrivando a Ulss, Ambiti Territoriali Sociali, Comuni ed enti gestori delle strutture accreditate, secondo competenze e autorizzazioni. I territori interessati saranno i 24 Ambiti Territoriali Sociali del Veneto, con l’obiettivo di rendere confrontabili servizi e prestazioni: è forse questa una delle parti più interessanti dell’operazione, perché se i dati saranno davvero omogenei, confrontabili e accessibili, sarà possibile capire perché un territorio riesce a garantire determinati servizi e un altro no. E, soprattutto, sarà più difficile nascondere le differenze dietro la generica formula delle “specificità territoriali”.

La Regione assicura che i dati saranno messi a disposizione di tutti gli attori del sistema. Alla raccolta e alla verifica collaboreranno Azienda Zero, Aziende ULSS, Veneto Lavoro, ATS e strutture regionali. Un grande archivio, dunque, con una  grande quantità di numeri. Il vero banco di prova arriverà quando quei numeri inizieranno a raccontare qualcosa che non fa comodo, perché un Osservatorio che mette in fila i problemi, confronta i territori, misura i risultati e segnala senza sconti ciò che non funziona può diventare invece uno strumento politico-amministrativo molto interessante.

di Redazione AltovicentinOnline

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