- AltoVicentinOnline - https://www.altovicentinonline.it -

Nuovi criteri per i comuni montani, l’allarme: “Rischio frattura tra i territori”

Il cambio della ‘geografia’ dei Comuni di montagna, all’indomani della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto che indica chi può mantenere lo status di ‘montano’, può “indebolire l’intero sistema montano” quando invece le “difficoltà, le opportunità e le sfide sono comuni e riguardano un unico territorio fatto di valli, comunità e amministrazioni locali”. Per questo, il Consiglio nazionale Uncem (Unione dei Comuni, Enti e Comunità montane) lancia un appello a costruire un fronte comune per le montagne, italiane ed europee, coinvolgendo sindaci, Regioni, rappresentanze territoriali, Parlamento e forze politiche. “Via ogni figura politica e istituzionale che millanta e illude. L’obiettivo è attuare la legge montagna, togliendo di mezzo ogni frammentazione, divisione, chi vuole abbattere la coesione tra territori”, è il senso dell’appello. Si vuole “evitare che la nuova disciplina sui criteri di montanità dei Comuni produca una frattura tra territori che, per storia, economia e servizi, fanno parte dello stesso sistema”, evidenzia il presidente nazionale Uncem Marco Bussone. E “basta con le promesse di troppi esponenti politici.
La concretezza qualcuno l’ha dimenticata”. La fase attuativa della legge che ora entra nel vivo, per Uncem richiede una “mobilitazione organizzata e un coordinamento operativo tra tutti i livelli istituzionali, per accompagnare i territori, monitorare gli effetti della riforma e garantire continuità nei servizi fondamentali”. Tra i settori più delicati c’è la scuola, alle prese con un nuovo quadro normativo a poche settimane dall’avvio dell’anno scolastico. Ma in ballo ci sono anche trasporti pubblici, sanità, infrastrutture, prevenzione del dissesto idrogeologico e opportunità legate alla transizione energetica.
Uncem ribadisce un punto: la montagna non può permettersi di arrivare divisa all’appuntamento con l’attuazione della riforma. La modifica dei criteri di riconoscimento dei Comuni montani non deve trasformarsi in una contrapposizione tra amministrazioni salvaguardate dalla nuova normativa e amministrazioni escluse dai nuovi parametri. Per Uncem la partita dei Comuni montani è molto più ampia di una classificazione amministrativa. In gioco c’è la tenuta di un sistema territoriale fatto di valli, paesi, economie, servizi e comunità. “La montagna italiana non è una somma di territori separati, ma una rete connessa nella quale scuola, sanità, trasporti, infrastrutture, agricoltura, energia e tutela ambientale rappresentano elementi dello stesso equilibrio nazionale”. Dunque, “questa è una fase nella quale serve unità, ma soprattutto operatività”, dice Bussone. Uncem, incontrando vari sindaci a Bologna, chiede quindi un confronto più forte dentro i partiti e tra forze politiche: si vuole imporre la montagna come uno dei temi al centro del dibattito pubblico nei prossimi mesi, anche in vista delle elezioni politiche del 2027.
“Non è una battaglia di parte- afferma Bussone- la montagna riguarda il futuro del Paese e richiede una responsabilità comune. Servono dialogo e capacità di superare gli schieramenti, perché i territori non chiedono contrapposizioni, ma risposte concrete”. Alle Regioni Uncem chiede “un ruolo più incisivo nella fase che si apre, rafforzando il coordinamento con Comuni e istituzioni nazionali”. In alcuni territori, secondo l’Uncem, la riforma è stata affrontato “con un coinvolgimento ancora insufficiente, volontariamente o involontariamente: ora serve una presenza più forte e una responsabilità istituzionale più chiara”.
Resta sullo sfondo anche il tema delle risorse disponibili, con la preoccupazione espressa da Uncem sulla riduzione degli stanziamenti del Fondo nazionale rispetto al passato. Un elemento che rende ancora più urgente una programmazione nazionale capace di sostenere concretamente i territori montani. Erano 200 milioni di euro per il 2023 e il 2024, interamente assegnati alle Regioni. Mentre ora alle Regioni, per il 2025, arriveranno 80 milioni di euro, che scendono a 70 nel 2026. Se non verranno assegnate in tempi rapidi, con un accordo tra Regioni, “il rischio è perderle. E che quel fondo vada a finire altrove”, avvisa l’Uncem.
“Il futuro della montagna si costruisce con la coesione- conclude Bussone- ora serve lavorare insieme, con concretezza e responsabilità, perché la montagna, tolte di mezzo parole, parolai, luoghi comuni, buone intenzioni per le vie dell’inferno, sia importante per il Paese. In dialogo sempre, ma senza prese in giro, promesse, illusionisti davanti a noi”.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su: