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Coronavirus. Politici in quarantena: “Non siamo untori”

Politici del nord Italia ‘untori’ a Bruxelles.

Non piace a Roberto Ciambetti la quarantena alla quale il segretario generale dell’UE vuole sottoporre i rappresentanti lombardi e veneti a Bruxelles e in una lettera condanna fermamente  “gli euroburocrati che danno la caccia agli untori”.

Il presidente del consiglio veneto, capo delegazione italiana nel Comitato delle Regioni, accusa il segretario Generale dell’organismo comunitario che “nei fatti mette in quarantena i delegati del Nord Italia invitandoli o consigliandoli caldamente, a non partecipare ai lavori a Bruxelles seguendo pedissequamente quanto altre istituzioni comunitarie avevano dettato per funzionari o impiegati italiani. Siamo i primi a riconoscere e a comprendere  le esigenze dell’emergenza – ha continuato Ciambetti – ma troviamo irriguardoso verso il nostro paese l’aver assunto decisioni, non riconoscendo lo sforzo e i sacrifici che la nostra popolazione sta sostenendo con un comportamento più che encomiabile”.

Ciambetti spiega in una lettera al segretario generale del Comitato delle Regioni: “Nel solo Veneto,  nei primi cinque giorni dell’emergenza, sono state effettuate ben 4mila analisi su casi sospetti o in via preventiva su soggetti potenzialmente esposti, individuando 45 unità contagiate, pari a circa l’1 per cento degli analizzati, dei quali solo una decina sono stati ospedalizzate e avviati ai reparti di intervento, mentre si stanno già registrando i primi casi di guarigione.  Analoghe attenzioni, sono state disposte dalle altre Regioni dell’Italia settentrionale, con esiti statistici paragonabili a quelli veneti. La nostra speranza è che una prevenzione capillare, come quella che noi abbiamo attivato, sia messa in pratica anche dalle altre Regioni europee, per evitare la diffusione del contagio ai nostri cittadini, obiettivo principale che abbiamo perseguito di comune accordo con le autorità sanitarie e i centri di ricerca epidemiologica. Inoltre – continua il presidente del consiglio – c’è viva preoccupazione da parte di molti nostri concittadini di recarsi all’estero, in quei paesi che non hanno ancora attivato misure pari alle nostre. Non si tratta di una precisazione banale: mentre c’è chi alimenta una assurda caccia all’untore, chi vive in prima persona nel nord Italia l’emergenza coronavirus si chiede cosa accade laddove non vengono prelevati tamponi o fatte accurate indagini e analisi: forse c’è più sicurezza da noi, dove sono scattate immediatamente le misure di contenimento che altrove. E’ molto facile, e per alcuni molto comodo,  confondere il CoronaVirus 19 con una normale influenza di stagione o malattie polmonari di modo ché molti casi possano essere così derubricati, il che magari può tornare utile ai territori che, per mille ragioni non ultima la speranza di sottrarre flussi turistici al mercato italiano o per tutelare la loro economia, non vogliono comparire come zone colpite dall’epidemia con un comportamento che  non fa certo gli interessi della popolazione, non reca onore alla casa comune europea né, tantomeno, contribuisce a contenere il virus – Ciambetti conclude – Con la grande dignità di chi rappresenta una nazione che con grandissima responsabilità sta sostenendo, diversamente da altri, una prova straordinaria, considero le vostre indicazioni intempestive, inadeguate, prive del rispetto degli equilibri di rappresentanza che il Comitato delle Regioni deve garantire”.

di Redazione Altovicentinonline

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