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Sanità territoriale, Cunegato: «Le medicine di gruppo vanno tutelate, non svuotate». Preoccupazione per il trasferimento di Pharos a Schio

Le medicine di gruppo integrate devono continuare a rappresentare un presidio di prossimità sul territorio e non essere progressivamente assorbite dalle Case della Comunità. È l’appello lanciato dal consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Carlo Cunegato, che esprime forte preoccupazione per il futuro dell’assistenza territoriale e, in particolare, per il trasferimento della medicina di gruppo integrata Pharos dalla sede del quartiere Santissima Trinità di Schio all’ex De Lellis, futura Casa della Comunità.

Secondo Cunegato, il rischio è che il nuovo modello organizzativo finisca per concentrare i servizi anziché mantenerli vicini ai cittadini. Un timore che, spiega, nasce anche da esperienze già vissute sul territorio, come quella di Villaverla, dove il rinnovo della convenzione con l’Ulss aveva comportato una riduzione dei servizi.

A Schio, riferisce il consigliere regionale, numerosi pazienti avrebbero manifestato preoccupazione per il trasferimento imminente di Pharos, una realtà attiva da decenni e tra le prime a sperimentare forme di collaborazione tra medici di medicina generale con personale amministrativo e infermieristico dedicato.

Tra gli aspetti che destano maggiore inquietudine c’è il futuro del personale di segreteria e degli infermieri che oggi operano nella struttura. Cunegato si chiede se queste figure verranno mantenute oppure sostituite da servizi centralizzati, come un call center, con il rischio di perdere quel rapporto diretto con i pazienti che consente di intercettarne i bisogni e svolgere un efficace triage amministrativo.

Dubbi riguardano anche l’organizzazione del lavoro dei medici di famiglia. «Cosa cambierà nel loro lavoro?», domanda Cunegato, sottolineando come, a suo avviso, le modifiche organizzative siano già in corso senza che siano state fornite risposte chiare agli operatori e agli utenti.

Il consigliere mette inoltre in discussione la scelta di concentrare ulteriormente i servizi nella Casa della Comunità di Schio, dove sono già presenti le medicine di gruppo Agape e Ascledum. «Perché spostare un servizio che funziona?», si chiede, ipotizzando che alla base della decisione possano esserci prevalentemente motivazioni economiche, senza un’adeguata valutazione degli effetti sulla qualità dell’assistenza.

Sul tema Cunegato riferisce di aver chiesto chiarimenti anche durante una seduta della Quinta Commissione del Consiglio regionale del Veneto. La risposta ricevuta, afferma, è stata che il futuro delle medicine di gruppo integrate sarà affrontato a settembre, elemento che, secondo il consigliere, evidenzia una mancanza di programmazione o un’incertezza sulle scelte da adottare.

L’attenzione si allarga quindi all’intero Altovicentino, dove le Case della Comunità previste sono quattro – Schio, Thiene, Malo e Arsiero – considerate insufficienti per garantire una copertura capillare del territorio. Il rischio, osserva Cunegato, è quello di costringere molti cittadini, in particolare gli anziani, a spostamenti più lunghi e di creare strutture sempre più grandi nelle quali il rapporto personale tra medico e paziente venga progressivamente meno.

Per questo il consigliere regionale chiede che le medicine di gruppo integrate vengano valorizzate, potenziate e adeguatamente finanziate, mantenendo una presenza diffusa sul territorio e un collegamento funzionale con le Case della Comunità. Tra le proposte figura anche l’istituzione di una medicina di gruppo stabile in aree oggi sprovviste di questo servizio, come la Valleogra.

«Solo così – conclude Cunegato – sarà possibile garantire davvero quella prossimità delle cure che la Regione indica come uno degli obiettivi della riorganizzazione della sanità territoriale».

di Redazione AltovicentinOnline

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