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Schio, la “continuità” finita in trappola: Marigo-Orsi e una maggioranza in bilico

La sindaco ha chiuso una casella tecnica importante. Ma la partita decisiva non è nell’organigramma: è nei rapporti di forza. A Schio, ormai, il governo della città dipende meno dalle deleghe e più da un confronto diventato strutturale: chi comanda davvero nel civismo scledense, con quali vincoli e con quale maggioranza. Se la risposta non arriva, ogni seduta rischia di restare ciò che è già diventata: un test.

Dalla fine del mandato Orsi alla vittoria di Cristina Marigo al ballottaggio, fino alle dimissioni in giunta, allo stallo in Consiglio e alla nomina del nuovo assessore ai lavori pubblici: lo scontro interno non è più un rumore di fondo. E il punto politico più tagliente è uno: la strada (mancata) per “vincolare” Orsi all’esecutivo.

Il 2024: dalla fine del ciclo Orsi al ballottaggio vinto da Marigo

Il passaggio di consegne è il punto zero. Valter Orsi chiude il mandato dopo dieci anni da sindaco, impossibilitato a ricandidarsi. La campagna elettorale, per la coalizione civica, si costruisce attorno all’idea di continuità amministrativa, con Marigo – allora vicesindaco – come volto della prosecuzione. Il primo turno non basta: si va al ballottaggio contro Cristiano Eberle. Marigo vince nettamente e apre il nuovo mandato con un messaggio operativo (casa, lavoro, tenuta dei servizi) e con l’idea di un civismo “di governo”, pragmatico. C’è però un dettaglio politico che, col senno di poi, pesa più di quanto allora sembrasse: già dall’inizio della campagna Marigo mette un paletto – Orsi non sarebbe entrato in giunta – e quel paletto viene ribadito anche di recente. Nel momento in cui la maggioranza oggi vacilla, quella scelta comunicativa diventa una chiave di lettura: non solo stile di leadership, ma perimetro del potere.

Il dopo-voto: l’equilibrio che si consuma e la crisi che diventa visibile

Per un periodo, il sistema regge su una coabitazione: Marigo guida l’esecutivo, Orsi resta una figura politica centrale. Poi arrivano le frizioni, fino ai segnali che fanno “notizia” perché si traducono in atti: dimissioni, stalli, numeri ballerini.

Il punto di non ritorno arriva tra fine 2025 e gennaio 2026. Valter Orsi si dimette da Presidente del Consiglio comunale; a ruota, la consigliera Anna Nardi esce dalla maggioranza e approda al gruppo misto, con scambio durissimo di accuse. La crisi diventa plastica con lo stallo sull’elezione del nuovo Presidente del Consiglio: la maggioranza non riesce a chiudere i conti, e il ritorno di Orsi in aula (con i suoi) viene letto come segnale politico di distanza.

In mezzo, resta sullo sfondo anche il dossier rifiuti (AVA/Viambiente) che in questi mesi ha alimentato tensioni, accuse e contro-accuse, aggravando la percezione di una maggioranza che fatica a presentarsi compatta. La risposta del sindaco è una scelta di stabilizzazione: la nomina del nuovo assessore ai lavori pubblici, chiamato a rimettere in carreggiata un settore nevralgico. È una mossa che chiude un buco tecnico. Ma non chiude la falla politica.

Il punto vero: la carta-Orsi tra tattica e strategia

Con le dimissioni di Marchioro si è aperta una finestra che, sul piano tattico, poteva diventare anche strategia: usare la casella in giunta per trasformare il peso di Orsi in responsabilità diretta. Marigo, avendo escluso fin dall’inizio della campagna l’ipotesi Orsi in giunta (linea ribadita anche di recente), si è tolta – o si è resa difficilmente giocabile – quella leva. L’alternativa, altrettanto politica, sarebbe stata formalizzare comunque l’opzione per ottenere un eventuale no pubblico: in entrambi i casi si sarebbe chiarita l’ambiguità che oggi alimenta instabilità e retroscena.

«In politica l’avversario più pericoloso è quello lasciato libero: meglio averlo nel perimetro, dove lo vedi e lo vincoli»

La mossa su lavori pubblici: Lain in giunta, ma i numeri restano il problema

La scelta di nominare Michele Lain in sostituzione di Marchioro è il tentativo di rimettere ordine nella parte più operativa del mandato: lavori pubblici e, di riflesso, cantieri, manutenzioni, programmazione. È un segnale di governo: si copre una casella fondamentale e si prova a ripartire.

Ma la politica non si aggiusta con le deleghe. Perché la vulnerabilità della maggioranza non nasce soltanto da un assessorato vacante: nasce dal fatto che il rapporto tra Marigo e Orsi è diventato strutturalmente conflittuale, con riflessi diretti sui voti in aula. Se la maggioranza non è più maggioranza in senso pieno, ogni scelta – anche tecnica – rischia di diventare un braccio di ferro.

Tre scenari per Schio

Scenario 1 – Ricucitura “fredda”, maggioranza ricompattata senza scossoni: è lo scenario della sopravvivenza istituzionale. Marigo stabilizza la giunta, mette in sicurezza i dossier più urgenti e, dietro le quinte, ricostruisce una disciplina di maggioranza: meno entusiasmo, più regole. Orsi resta una figura pesante ma non “libera”, perché si trova dentro un accordo che limita la possibilità di strappi. Difficile

Scenario 2 – Maggioranza a geometria variabile, governo “a trattative”: qui la frattura resta, anche se non esplode formalmente. Si governa provvedimento per provvedimento, con mediazioni continue e il rischio che i dossier più controversi diventino mine. È lo scenario che logora: non cade nessuno, ma la città paga in tempi lunghi, incertezza e continui test di tenuta. Possibile

Scenario 3 – Rottura definitiva, crisi politica e ritorno alle urne con Orsi candidato: è lo scenario più duro. Se lo stallo istituzionale si ripete sui passaggi decisivi (ruoli in Consiglio, atti strategici, bilanci, dossier sensibili), la rottura diventa irreversibile e si arriva al voto anticipato. In quel caso, lo scontro si trasformerebbe in una resa dei conti elettorale: Marigo a difesa del mandato e Orsi che rientra da protagonista ricandidandosi a sindaco, presentandosi come soluzione “di esperienza” e ricompattamento del civismo. Probabile

di Redazione AltovicentinOnline

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