- AltoVicentinOnline - https://www.altovicentinonline.it -

Schio-Thiene. Moschee e urbanistica, Kaabouri a Cioni: “Alimenti diffidenza e paure”

 Non è solo una polemica social, ma il riflesso di una linea politica precisa e di due visioni opposte sul rapporto tra legalità, integrazione e gestione dei luoghi di culto. A far discutere è lo scontro, avvenuto sulla pagina Facebook di AltovicentinOnline, tra il consigliere comunale scledense Alex Cioni (Fratelli d’Italia) e Alaeddine Kaabouri, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra di Thiene.

Alla base del confronto c’è l’attività portata avanti da Cioni negli ultimi mesi: una serie di interpellanze, segnalazioni ed esposti finalizzati a verificare la regolarità urbanistica e amministrativa di alcuni immobili utilizzati come luoghi di aggregazione e preghiera.

Nel mirino del consigliere, in particolare, strutture che – secondo quanto evidenziato – potrebbero presentare criticità sotto diversi profili: destinazione d’uso non conforme, capienza non adeguata, carenze nelle certificazioni di sicurezza, inclusi gli aspetti legati alla prevenzione incendi.

Un’azione che Cioni rivendica come coerente con il proprio ruolo istituzionale. «Si tratta di controlli amministrativi – sostiene – che non guardano in faccia nessuno». Il consigliere ricorda infatti di essersi occupato in passato anche di altre situazioni analoghe: dall’utilizzo irregolare di capannoni industriali ex Lanerossi, alla mancanza di certificazioni in strutture sportive e spazi pubblici.

La linea è netta: nessuna eccezione nell’applicazione delle norme. «La legalità – ribadisce – non può essere adattata alle esigenze di qualcuno».

L’accusa da Thiene: “Un focus mirato sulla comunità islamica”

È proprio su questo punto che si innesta la replica di Kaabouri, che contesta non tanto il principio della legalità, quanto il modo in cui viene applicato. Secondo l’esponente di AVS, infatti, l’attività di Cioni si concentra in maniera “quasi esclusiva” su spazi frequentati dalla comunità musulmana, producendo un effetto politico preciso: alimentare diffidenza e sospetto verso una specifica realtà religiosa. «Non è neutrale – sostiene Kaabouri – scegliere sistematicamente dove intervenire». Da qui l’accusa di utilizzare la legalità come leva politica, trasformando controlli amministrativi in uno strumento di pressione.

Il nodo degli spazi e delle “soluzioni informali”

Nel dibattito entra anche un tema più strutturale: la carenza di luoghi adeguati per la pratica religiosa. Kaabouri sottolinea come, in assenza di spazi riconosciuti e accessibili, sia inevitabile il ricorso a soluzioni informali. Un passaggio che Cioni contesta con decisione: «Le regole non diventano opzionali perché manca un’alternativa». Per il consigliere, accettare questa logica significherebbe introdurre una pericolosa disparità tra cittadini.

Due visioni opposte

Il confronto si trasforma così in uno scontro più ampio sul significato stesso di integrazione e sul ruolo delle istituzioni. Da una parte, la posizione di Cioni: integrazione come rispetto rigoroso delle norme, senza deroghe. Dall’altra, quella di Kaabouri: attenzione al contesto e alle condizioni reali delle comunità, per evitare che l’applicazione formale delle regole produca effetti discriminatori. Non mancano toni duri. Kaabouri parla apertamente di un clima che rischia di sfociare in stigmatizzazione e islamofobia. Cioni respinge al mittente le accuse, definendole etichette ideologiche che distolgono dal merito delle questioni.

Un tema destinato a restare

Al di là del botta e risposta, il caso evidenzia una questione destinata a rimanere centrale nel dibattito locale: come coniugare rispetto delle regole, diritti religiosi e convivenza in un territorio sempre più pluralista. E se il confronto dialettico è il sale della democrazia e porta sempre a qualcosa di costruttivo, spicca l’ignoranza di chi non sa andare oltre il razzismo:

di Redazione AltovicentinOnline

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su: