Il nuovo modello di organizzazione del servizio di integrazione scolastica per gli studenti con disabilità finisce al centro dell’attenzione politica in Veneto. Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, Carlo Cunegato, annuncia infatti il deposito di un’interrogazione alla Giunta regionale sulla deliberazione numero 835 del 28 luglio, con cui è stato delineato il nuovo sistema. A preoccupare il consigliere è in particolare il passaggio relativo al «superamento del rigido rapporto individuale operatore-alunno». Secondo Cunegato, il rischio è che la riorganizzazione possa tradursi in una redistribuzione delle ore e degli operatori, senza un effettivo potenziamento del servizio.
«La chiamano riforma, “vera innovazione”, ma quando leggiamo di un “superamento del rigido rapporto individuale operatore-alunno” non possiamo che preoccuparci», afferma Cunegato. «La domanda che poniamo alla Giunta è molto semplice: significa che ogni OSS si troverà in carico più studenti con disabilità gravissima? Questo è un rischio che va a tutti i costi scongiurato».
Il consigliere teme in particolare che l’accorpamento delle ore assegnate ai singoli studenti in un unico monte ore di istituto possa avvenire senza nuove risorse e senza un incremento degli organici. «Se le ore assegnate ai singoli alunni vengono accorpate in un unico monte ore di istituto senza mettere un euro in più e senza assumere nessuno, il conto lo pagheranno prima le operatrici, quasi tutte donne, e di conseguenza i bambini e i ragazzini più fragili che vedranno ancor più compromesso il loro diritto all’istruzione», sostiene.
Il nodo delle condizioni di lavoro
Nel comunicato, Cunegato torna anche sulle condizioni economiche e contrattuali degli operatori impegnati nell’assistenza agli alunni con disabilità grave. Una situazione che, a suo giudizio, starebbe contribuendo alla difficoltà nel reperire e mantenere personale qualificato.
«Da tempo denunciamo la condizione davvero inaccettabile, di protocapitalismo, delle operatrici che si occupano di bambini e ragazzini con disabilità gravissima, con una grande esperienza e una grande sensibilità, che prendono poco più di 9 euro lordi all’ora», dichiara il consigliere regionale.
Cunegato pone l’accento anche sulla natura dei contratti, evidenziando come le lavoratrici non vengano retribuite in caso di assenza dell’alunno. «Con un contratto per cui, se il bambino manca, loro non vengono pagate. In una regione come il Veneto, con un basso tasso di disoccupazione, queste lavoratrici stanno fuggendo dalla loro professione, disperdendo un bagaglio di esperienza e professionalità che non si recupera», aggiunge.
Il caso di Valdagno
Nel suo intervento, il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra richiama anche una situazione segnalata a Valdagno, dove, durante l’anno scolastico appena concluso, quattro bambini della scuola primaria sarebbero stati mandati a casa per la mancata disponibilità dell’operatore di assistenza. Cunegato sottolinea inoltre che i quattro bambini erano figli di immigrati.
«Questa fuga lascia sempre più bambini scoperti. A Valdagno, nell’anno scolastico appena concluso, abbiamo denunciato quattro bambini delle elementari mandati a casa perché non coperti dall’operatore, tra l’altro figli di immigrati», afferma. «Negare la dignità del lavoro porta a negare il diritto fondamentale all’istruzione ai ragazzini più fragili: è questo il punto di non ritorno verso cui stiamo andando».
La richiesta alla Regione
L’interrogazione annunciata da Cunegato punta quindi a chiedere alla Giunta regionale quali interventi intenda mettere in campo per affrontare la carenza di personale e garantire la continuità dell’assistenza.
Per il consigliere, la priorità dovrebbe essere il miglioramento delle condizioni contrattuali degli operatori, attraverso una maggiore stabilità lavorativa e retribuzioni più adeguate.
«Quello che le operatrici chiedono, e che noi chiediamo con loro da tempo con interrogazioni regionali ed emendamenti al bilancio, è semplice: un contratto migliore, stipendi dignitosi, un contratto che duri tutto l’anno e non a ore», conclude Cunegato.
Il nuovo modello prevede un periodo di monitoraggio destinato a protrarsi fino a maggio 2027. Proprio su questo punto il consigliere esprime le sue perplessità: «La risposta della Regione è invece l’annuncio di una riforma con un monitoraggio che durerà fino a maggio del 2027. Non si risponde a una fuga di personale ridistribuendo il personale che resta, ma pagando di più le operatrici e creando condizioni di lavoro migliori».
La richiesta rivolta alla Giunta è dunque quella di chiarire se il nuovo sistema sarà accompagnato da un effettivo investimento sul personale oppure se, secondo i timori espressi da Cunegato, si limiterà a distribuire tra più studenti le stesse risorse oggi disponibili. «Vogliamo sapere dalla Giunta se ha intenzione di farlo, oppure se il nuovo modello si limiterà a spalmare su più bambini le stesse ore e le stesse persone», conclude il consigliere.