La notizia è che, esattamente come alle ultime amministrative, il centrodestra è diviso, individualista e non organizzato. Uno scenario che non stupisce, data la qualità dell’opposizione andata in scena in questi quattro anni di amministrazione Michelusi, dove, a parte una solitaria Giulia Scanavin, non si sono visti grandi numeri. A Giulia Scanavin quantomeno si deve attribuire il merito del coraggio, dell’audacia e della non paura di affrontare qualsiasi tema. Perché fare opposizione significa dare filo da torcere alla maggioranza: basta guardare un consiglio comunale di qualsiasi paese d’Italia.
Molto più difficile individuare un contributo altrettanto incisivo negli altri consiglieri di opposizione. Mirko Chiarello, ad esempio, è rimasto una presenza quasi invisibile sia in aula sia nel dibattito cittadino. Anche Andrea Busin e Barbara Cunico non sono riusciti a caratterizzare in modo significativo la propria presenza politica. Dal rappresentante della Lega ci si sarebbe forse aspettati una maggiore capacità di interpretare e guidare temi identitari cari al partito, mentre Barbara Cunico ha mantenuto un profilo istituzionale che raramente si è tradotto in iniziativa politica o in una proposta riconoscibile all’esterno dell’aula consiliare. Non ce li ricordiamo per qualche atto che resti impresso. Federico Mojentale si è accodato sempre alla collega di partito Scanavin.

Più in generale, le diverse componenti del centrodestra non sono riuscite a lasciare un segno politico riconoscibile. Sono mancate battaglie identitarie, proposte capaci di caratterizzare l’azione dell’opposizione e una presenza costante nel confronto pubblico. Il risultato è che, dopo quattro anni, risulta difficile individuare temi, campagne o singoli atti capaci di rimanere impressi nella mente dei cittadini.
Benetti il più convinto della candidatura
Manuel Benetti lo va dicendo al mondo intero che si ricandiderà. Lui è già in campagna elettorale da tempo, con telefonate e colloqui fiume, senza un confronto autentico ma basato sull’autoreferenzialità. Tuttavia, proprio perché da quattro anni rappresenta il principale punto di riferimento del centrodestra in Consiglio comunale, è inevitabile che il giudizio politico ricada soprattutto su di lui. La sua opposizione è apparsa spesso poco incisiva anche quando disponeva di argomenti potenzialmente forti contro l’amministrazione. Più che costruire un’alternativa credibile alla maggioranza, il centrodestra ha dato l’impressione di limitarsi alla gestione ordinaria del ruolo di opposizione. E se oggi la coalizione si presenta ancora divisa, senza una leadership condivisa e senza una strategia riconoscibile, una parte rilevante della responsabilità non può che ricadere su chi avrebbe dovuto guidarla. Insomma, se dovevamo conoscere meglio Benetti per la sua opposizione, ci ricorderemo le sue frasi: «Prendo atto… mi son fatto così...».
Più di una volta, inoltre, l’impressione è stata quella di una maggiore attenzione alle dinamiche interne dell’opposizione che al confronto con la maggioranza. Ad un certo punto si è pensato che facesse opposizione a Giulia Scanavin e non all’amministrazione Michelusi.
Michelusi continua a dichiarare di non avere ancora deciso se candidarsi, ma osserva inevitabilmente l’evoluzione dello scenario politico cittadino. Nel frattempo si è staccato da un Pd con cui c’è stata civile sopportazione e si è spostato al centrodestra, rinnegando l’etichetta del “sinistro”.
L’egocentrismo e il narcisismo che prevalgono sul bisogno di fare alleanze strategiche
Tra i nomi circolati negli ultimi mesi c’è stato anche quello di Giovanni Scarpellini, considerato da molti una possibile figura di sintesi per il centrodestra. Lo stesso Scarpellini, però, avrebbe chiarito fin dall’inizio di non essere disponibile a correre senza una coalizione realmente unita. Avrebbe deciso di rinunciare per il quadro frammentato trovato in un centrodestra fatto di egoismi e mancanza di progetti.
Nel frattempo Forza Italia sembra intenzionata a rivendicare un proprio spazio. Tra i nomi che circolano, quello di Maria Gabriella Strinati, già vicesindaco e assessore alla Cultura con Giovanni Casarotto. Tuttavia, anche in questo caso, il tema non è tanto il curriculum quanto la capacità di costruire oggi una proposta politica credibile e competitiva. Anche perché il test delle ultime regionali non ha restituito segnali particolarmente incoraggianti sul piano del consenso.
La convinzione di Forza Italia, al momento, è quella di avere il nome più incisivo, quello di Strinati, che per il partito fondato da Silvio Berlusconi sarebbe addirittura più autorevole di quello di Giovanni Scarpellini. Ma Forza Italia non ha fatto i conti ancora con Fratelli d’Italia, che non ha intenzione di subire un nome da parte di un partito che non ha certo numeri stupefacenti.
Il silenzio di anni e la pretesa del voto
La politica è cambiata e gli elettori non sono più disposti ad affidarsi soltanto ai simboli o alle investiture dell’ultimo momento. Chi ambisce a guidare una città deve costruire nel tempo credibilità, presenza e consenso. Le candidature non si improvvisano negli ultimi mesi di campagna elettorale: si costruiscono negli anni attraverso idee, iniziative, prese di posizione e capacità di rappresentare una comunità. Questo non lo stanno comprendendo gli aspiranti successori di Michelusi, dotati di grande autostima e autoreferenzialità, inconsapevoli del fatto che, quando aspiri a un ruolo a cui sono legate le sorti dei cittadini, devi farti conoscere dalla popolazione. Non puoi avere la presunzione di spuntare come un arcobaleno dopo un acquazzone, pretendendo il voto da chi deve pur conoscerti — e non per lo spritz al bar o il sorriso in centro.
Insomma, a poco meno di un anno dal voto, il vero problema è che gran parte della politica thienese non sembra aver ancora costruito né una leadership riconosciuta né un progetto capace di convincere gli elettori. Ma le ambizioni, in base all’autostima, sono già tante.
N.B.
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