Una passeggiata con alcuni residenti, in un tratto che dovrebbe raccontare il “cuore” di Thiene: tra il parcheggio del Bosco, via Trieste e l’innesto su via Fogazzaro. E invece il cuore, qui, batte a singhiozzo: non per mancanza di vita, ma per eccesso di trascuratezza.
La pista che evapora
Si parte dall’incrocio con viale Bassani: marciapiede diviso, ciclabile da una parte e pedonale dall’altra. Poi, senza preavviso, il percorso ciclabile “finisce”. Non con un cartello, non con una deviazione. Finisce e basta.
Chi pedala continua sul marciapiede di via Trieste e incrocia i passi carrai: il rischio, dicono, è che qualcuno “si sfracelli”. L’intenzione dei residenti è lineare: “E’ sperabile che lo studio in corso sulle piste ciclabili tenga conto anche di questo problema.”
Blocchetti mobili, lavori pagati, verifiche sparite
Attraversata la strada, il parcheggio del Bosco: pavimentazione dissestata, “in larghi tratti i blocchetti della betonella non sono fissati al suolo”. In primavera 2024 interviene una ditta, sembra sistemato. Due mesi dopo, di nuovo come prima; i camion delle giostre completano il quadro. E qui la domanda non è polemica: è amministrativa. “Non c’è nessuno che controlla il buon esito dei lavori pagati dai contribuenti?”
Notte fonda al Bosco
Dopo il tramonto, l’area cambia funzione: non parcheggio, ma ritrovo. Persone “di tutte le età” che schiamazzano fino alle tre del mattino; secondo i residenti, con un livello di alcol “deducibile” anche senza strumenti. Poi si rimettono al volante e se ne vanno. “Non ci risulta che siano mai intervenute le forze dell’ordine.” Nel viale di mezzo, nell’autunno 2025, le panchine diventano “alloggio” di senza dimora, con comportamenti “a volte indecenti” e bisogno di interventi più rapidi.
Fontane chiuse, giochi d’acqua spenti: gli “errori del passato” che restano lì
Tra le cose che i residenti indicano come simbolo di una gestione a metà ci sono anche interventi “spariti” senza spiegazioni: nel parcheggio del Bosco, ricordano, l’amministrazione Schneck aveva predisposto una fontana “alla fine del viale”, poi chiusa e coperta con una lastra di cemento. All’inizio del viale, invece, c’era una serie di zampilli intermittenti, oggi definitivamente disattivati. Non è nostalgia per un effetto scenico: è la domanda, molto concreta, su come si decide, si realizza e poi si mantiene (o si abbandona) un’opera pubblica. “Soldi buttati o incapacità di gestione?”, sintetizzano.
Marciapiedi a ostacoli, carrozzine in carreggiata
La quotidianità è fatta di cose piccole che diventano grandi: auto sul marciapiede, ruote “destre” sopra il bordo, quattro frecce come lasciapassare universale. Risultato: “le mamme con le carrozzine devono andare in mezzo alla strada.” La proposta è minimale, quasi imbarazzante per semplicità: “Un richiamo dei vigili urbani potrebbe essere utile a far rispettare le regole.”
Posti a disco orario, ma per chi lavora lì
I parcheggi lungo via Trieste dovrebbero agevolare chi arriva da fuori. Ma spesso vengono usati da chi lavora in zona e non rispetta il disco orario: i posti per i clienti evaporano e la regola nata per far girare il commercio finisce per bloccarlo.
Villa Fabris e le vetrine spente
Villa Fabris viene descritta come “la bella addormentata che si sveglia poche volte all’anno” per eventi riusciti. E qui i residenti non chiedono fuochi d’artificio: “E’ auspicabile che aumentino di numero perché danno lustro alla città.” Nel frattempo, lungo la via, negozi chiusi e fabbricati sospesi. L’ex palazzo Vecelli è “da almeno 10 anni” in costruzione fermata, facciata coperta da pannelli di legno. “E’ una vergogna.” I locali sfitti diventano ricettacolo di rifiuti e inviano un messaggio fin troppo chiaro: qui si può lasciar perdere. Le richieste sono operative: “Il Comune dovrebbe obbligarli a mettere delle vetrofanie sulle vetrine” e “dovrebbe elaborare un piano (carota e bastone) per far restaurare tutti i fabbricati ora dismessi limitando al minimo lacci e lacciuoli.”
Kebab in serie e memoria corta
All’incrocio con via Damiano Chiesa “stanno sistemando un altro Kebab”, il terzo in 20 metri. Qui spunta una sentenza affidata all’ironia amara: “moneta cattiva scaccia moneta buona”.
Via Fogazzaro, Comitati e motorini
La via finisce su via Fogazzaro, “un tempo importante centro mercantile”, oggi “in stato di desolante abbandono”. Poco dopo, la bacheca del Comitato di Quartiere Centro “a testificare la sua perpetua e scandalosa inoperatività”. E poi i motorini: “rombanti”, “rompono i timpani”. La linea proposta è netta: “Se la legge lo consente deve essere cambiata… Se la legge non lo consente detti motorini non devono transitare per il Centro.”
La palla al Comune: segnalato da tempo, cosa si fa adesso?
I residenti insistono su un punto: molte criticità non sono “scoperte” di ieri. La pista ciclabile che si interrompe senza avviso, ad esempio, risulta segnalata già nel 2023 tramite City Web.
E sul destino dei luoghi simbolo la richiesta è altrettanto esplicita: “Sarebbe interessante conoscere l’opinione della Amministrazione comunale sul suo futuro utilizzo.” Tradotto: non basta registrare le lamentele. Serve una risposta pubblica, con tempi e responsabilità, su manutenzione (parcheggio del Bosco), controlli (sosta selvaggia, schiamazzi, guida in stato alterato) e valorizzazione (Villa Fabris e contesto). Questi sono i temi. Tutto il resto è gestione. E quando la gestione manca, il degrado non arriva con un crollo: si deposita, giorno dopo giorno, come polvere. Via Trieste non chiede miracoli. Chiede che il centro non somigli a un retro, e che la manutenzione non sia un evento stagionale.
di Redazione AltovicentinOnline