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Ulss 7 e voti ai servizi socio sanitari. Il caso dei sindaci assenti e presenti solo al voto. Marigo e la sua versione dei fatti

Possibile che il cuore dello scontro si riduca a un numero? Davvero la differenza tra un 17,5 e un 18,5 su 20 sia ciò che conta quando si parla della sanità dell’Alto Vicentino? No. Fermarsi al voto espresso dalla Conferenza dei Sindaci significa guardare il dito e non la luna. Perché la questione vera è un’altra, ed è molto più scomoda.

Dov’erano i sindaci?
Dov’erano i sindaci che non hanno partecipato alla riunione preparatoria del Distretto 2? Qualunque fosse la ragione della loro assenza, una domanda resta inevitabile: può un amministratore pubblico mancare proprio al momento in cui si mettono sul tavolo le criticità della sanità del territorio e presentarsi soltanto quando è il momento di votare? Perché quella riunione non era un passaggio burocratico qualsiasi. Era il luogo in cui si parlava delle liste d’attesa che esasperano i cittadini, della neuropsichiatria infantile in sofferenza, dei medici di famiglia che continuano a mancare, dell’assistenza domiciliare insufficiente, delle famiglie costrette troppo spesso a rivolgersi alla sanità privata per ottenere cure in tempi accettabili.

La ricostruzione della vicenda
Nell’articolo pubblicato ieri abbiamo raccontato la spaccatura che si è consumata all’interno della Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 7 Pedemontana. Una frattura esplosa quando la presidente del Distretto 2, Cristina Marigo, anziché riportare il punteggio di 17,5 su 20 che, secondo i sindaci presenti alla riunione del giorno precedente, rappresentava la sintesi condivisa del territorio, ha accolto il diverso orientamento emerso durante la seduta ufficiale, facendo confluire il voto sul 18,5 espresso dal Distretto di Bassano.

La replica di Marigo
Una ricostruzione che la sindaca di Schio respinge con decisione. “Le polemiche rappresentano esclusivamente una strumentalizzazione politica che non rispecchia quanto realmente accaduto. La riunione del giorno precedente aveva carattere informale e vi hanno partecipato i sindaci che, compatibilmente con i propri impegni istituzionali e lavorativi, hanno potuto essere presenti-continua Marigo-Diversi amministratori erano assenti e non avevano avuto modo di esprimere la loro posizione. La Conferenza dei Sindaci costituiva invece la sede ufficiale nella quale era previsto il voto. È quindi del tutto legittimo che abbiano esercitato il loro diritto di intervenire e manifestare un orientamento diverso. Nessun presidente può impedire a un sindaco di rappresentare la posizione del proprio Comune durante una seduta ufficiale”.

La posizione di Thiene
Una spiegazione che, sul piano procedurale, rivendica il rispetto delle regole. Ma che non convince i tredici sindaci che hanno lasciato l’aula per protesta. Tra loro il sindaco di Thiene, Giampi Michelusi, che offre una lettura completamente diversa. “Il 30 giugno si sono riuniti 23 dei 32 sindaci del Distretto 2. Da quella discussione è emersa una media di 17,5 su 20, approvata dalla maggioranza e certificata dalla stessa presidente Marigo nella chat del Comitato dei Sindaci. Il giorno successivo, durante la Conferenza, quella decisione non è stata rispettata e si è arrivati a un voto di 18,5. Mi sono sentito profondamente preso in giro perché quella votazione finale non rappresentava più la volontà espressa dalla maggioranza del nostro territorio. La mia non è una protesta politica. Dietro quei numeri ci sono persone che attendono una visita specialistica, famiglie che assistono un anziano non autosufficiente e genitori che cercano risposte per un figlio. La sanità non ha colore politico”.

Il vero nodo della vicenda: ma i sindaci ci sono o non ci sono?
Due ricostruzioni opposte. Due visioni diverse del ruolo della presidente del Distretto. Ma forse il nodo della vicenda non è nemmeno questo. Perché se è vero che ogni sindaco ha il diritto di esprimere il proprio voto nella sede ufficiale, è altrettanto vero che la politica non può ridursi al solo momento della votazione. La riunione del giorno precedente non era una formalità. Era il luogo in cui si parlava delle liste d’attesa, della carenza di medici di medicina generale, della neuropsichiatria infantile, dell’assistenza domiciliare, delle difficoltà che ogni giorno migliaia di cittadini raccontano ai loro sindaci. Ed è lì che un amministratore dovrebbe esserci.

Non basta alzare la mano: la salute dei cittadini non è un passaggio di voto, è presenza continua
Perché è troppo facile arrivare quando c’è da alzare una mano. Molto più difficile è sedersi a un tavolo e contribuire a costruire una posizione che nasca dai problemi reali delle persone. La sanità pubblica non migliora con un voto più alto o più basso. Migliora quando chi è stato eletto per rappresentare una comunità considera importante ogni momento in cui si parla dei suoi bisogni, non soltanto quello in cui si esprime un voto. Perché i cittadini non misurano un sindaco da come alza la mano, ma da quanto è presente quando c’è da difendere i loro diritti.

di Redazione AltovicentinOnline

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