Cavalli, asini, muli e altri equidi potrebbero essere riconosciuti per legge come “animali d’affezione”, al pari di cani e gatti. È quanto prevedono tre proposte di legge approdate in commissione Agricoltura alla Camera, con testo base firmato da Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati) e iniziative analoghe di Luana Zanella (Avs) e Stefania Cherchi (M5S). Il punto centrale è il divieto su tutto il territorio nazionale di macellazione, esportazione a fini alimentari, vendita e consumo della carne equina. «I cavalli sono amici e gli amici non si mangiano», sostiene Brambilla, richiamando il principio degli animali come “esseri senzienti” sancito a livello europeo.
La riforma prevede anche maggiori tutele contro sfruttamenti e maltrattamenti: stop all’uso in spettacoli non rispettosi della loro dignità e nel mirino anche manifestazioni storiche considerate non compatibili, Palio di Siena incluso. Resterebbe consentita l’ippica, ma con regole più stringenti (no doping, limiti di età e gare solo negli ippodromi).
Prevista inoltre una “patente equina” per chi lavora con questi animali, la tutela dei cavalli selvaggi come patrimonio naturalistico e il divieto di vendita all’asta degli equini delle Forze armate a fine servizio.
L’iter è solo all’inizio e si annuncia complesso, ma per i promotori rappresenta un passaggio culturale prima ancora che normativo: trasformare definitivamente il cavallo da animale da reddito a compagno di vita.