Django e Simba hanno nove anni, un’età in cui un cane dovrebbe conoscere solo il calore di una casa, la calma dei pomeriggi lenti, le passeggiate tranquille accanto a qualcuno che si prende cura di lui. Invece, per loro, il tempo sta per scadere. È una storia che si fatica a raccontare perché sa di ingiustizia e di malinconia, ma soprattutto perché parla di due vite sospese, pronte a spezzarsi se nessuno tenderà loro una mano.
“Il loro proprietario non c’è più – ha raccontato l’Enpa di Thiene e Schio – . Da allora a occuparsi di loro è rimasto il padre dell’uomo, che si è fatto carico della responsabilità con dedizione, pur senza avere davvero la possibilità di garantire loro la presenza e l’attenzione quotidiana. Lavora tutto il giorno e, a breve, un trasloco inevitabile lo costringerà a una scelta dolorosa: nella nuova casa, Django e Simba non potranno entrare”.
A complicare tutto c’è un altro dettaglio: i due cani non vanno d’accordo tra loro. L’età, la convivenza forzata, il carattere forte li hanno portati a continui contrasti. Separarli è l’unica strada per restituire a entrambi un po’ di serenità. Presi singolarmente, però, sono cani splendidi: Django, un fiero incrocio pastore, conserva lo sguardo vigile e il cuore leale di chi non ha mai smesso di voler bene all’uomo. Simba, altrettanto affettuoso, cerca nel contatto umano quella sicurezza che gli è mancata. Con le persone sono gentili, docili, desiderosi di essere ascoltati e finalmente accolti.
A nove anni non chiedono più grandi avventure. Chiedono stabilità, cura, un posto morbido dove dormire, una voce amica che li chiami per nome. Chiedono una seconda possibilità.
Il rischio, altrimenti, è che finiscano in un box dopo una vita trascorsa in famiglia. Un destino ingiusto per due cani che hanno già conosciuto il dolore dell’abbandono.
Chiunque abbia spazio, tempo e cuore può essere la svolta che aspettano. Due adozioni separate, due famiglie diverse, due salvezze possibili.
Per Django e per Simba, questo è davvero un ultimo appello.
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