La professione veterinaria vive una fase di profonda trasformazione, e non sempre in meglio. Un nuovo studio dedicato alla condizione dei giovani professionisti mostra un quadro segnato da entusiasmo ridimensionato, pressioni crescenti e un equilibrio tra vita privata e lavoro sempre più difficile da mantenere.
L’indagine, condotta da Nomisma su studenti e neolaureati con meno di cinque anni di attività, rivela un dato che colpisce: un veterinario su tre, se potesse tornare indietro, non sceglierebbe la stessa strada. È un segnale di malessere che parte dall’aumento dei carichi di lavoro legati alla crescita costante degli animali domestici nelle famiglie italiane, ma non si esaurisce lì.
Tra i problemi più citati c’è il rapporto con i proprietari: sempre più affezionati ai propri animali, al punto da considerarli membri della famiglia, ma spesso altrettanto inflessibili verso i professionisti. Molti veterinari lamentano comportamenti aggressivi o diffidenza, soprattutto quando i clienti arrivano in ambulatorio convinti di “sapere già tutto” grazie a ricerche online o suggerimenti presi da strumenti digitali.
A pesare ancora di più è il tema economico. Secondo i dati raccolti, l’80% dei giovani ritiene le retribuzioni insufficienti rispetto alle responsabilità, mentre il 65% segnala difficoltà nel riuscire a ritagliarsi tempo libero. Una combinazione che rende la professione, già impegnativa di suo, ancora più stressante.
Lo scollamento tra formazione universitaria e realtà lavorativa emerge in modo netto. Gli studenti valutano positivamente il percorso accademico, ma questa percezione cambia drasticamente una volta entrati nel mondo del lavoro. Specializzazioni, aggiornamenti continui e competenze trasversali diventano indispensabili, e molti giovani avvertono un vuoto da colmare.
Il veterinario oggi è una figura centrale nel benessere degli animali da compagnia, che vivono più a lungo e necessitano di cure sempre più complesse. Una realtà che impone responsabilità crescenti, ma che deve essere accompagnata da strumenti adeguati e da un riconoscimento proporzionato. Senza un investimento concreto sulle nuove generazioni, il rischio è che una professione tanto necessaria quanto fragile perda il suo capitale più prezioso: la motivazione di chi la sceglie.