La vitellaia come punto chiave per la salute degli allevamenti e per il futuro della filiera lattiero-casearia e della carne bovina. È questo il tema al centro del convegno “Stalla Sana: costruire la mandria di domani. Vitelli, prevenzione e scelte gestionali che fanno la differenza”, promosso da ARAV nell’ambito di Agrimont.
Ad aprire i lavori è stato il presidente di ARAV, Floriano De Franceschi, che ha sottolineato l’importanza di investire nella gestione dei vitelli: «In vitellaia abbiamo ancora molto lavoro da fare. Non è tempo perso, ma un investimento per il futuro della nostra stalla e per creare un’economia virtuosa nell’azienda. Se la vitellaia avrà le caratteristiche di sanità e qualità necessarie, potremo ridurre la dipendenza dall’estero per quanto riguarda la carne bovina».
Dopo i saluti di Chiara Bortolas, rappresentante di Longarone Fiere Dolomiti, e del presidente dell’Assemblea provinciale allevatori di Belluno Milo Veronese, il convegno – moderato dal direttore di ARAV Walter Luchetta – è entrato nel vivo con l’intervento della professoressa Flaviana Gottardo del Dipartimento Maps dell’Università degli Studi di Padova.
Secondo Gottardo, la vitellaia deve diventare «il fiore all’occhiello di ogni allevamento», anche perché sarà uno dei settori più interessati dai cambiamenti legati al benessere animale. «Migliorare la gestione e il benessere – ha spiegato – significa anche ridurre l’uso di antibiotici».
Il convegno ha approfondito il progetto “Stalla Sana”, nato da un confronto avviato nel 2023 tra allevatori e principali latterie cooperative venete, strutturato nel 2024 e finanziato dalla Regione Veneto nel 2025. L’iniziativa punta a migliorare il benessere animale e a contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza.
Partner del progetto sono ARAV, nove aziende allevatoriali del territorio veneto, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’Università di Padova, i quattro principali caseifici cooperativi veneti e Impresa Verde, che si occuperà delle attività di formazione.
Ricerca, formazione e consulenza sono i tre pilastri del progetto. Le attività si concentreranno su tre ambiti principali della stalla: vitellaia, mammella e piede. L’obiettivo è migliorare il benessere degli animali, ridurre l’uso di antibiotici e rafforzare la redditività delle aziende agricole attraverso buone pratiche di gestione, innovazione e strumenti diagnostici più precisi.
Agli allevatori verrà inoltre sottoposto un questionario per analizzare la gestione della vitellaia e individuare eventuali metodi alternativi allo standard, come la permanenza del vitello con la madre o la crescita in coppia o in gruppo fin dai primi giorni. Tra gli aspetti monitorati ci saranno anche la corretta colostratura, la qualità del colostro e le caratteristiche delle feci nei casi di diarrea, utili per identificare gli agenti patogeni.
«Il vitello è parte integrante della redditività aziendale – ha ricordato Gottardo – e le buone pratiche nella fase giovanile contribuiscono alla credibilità dell’intera filiera del latte e della carne. La vitellaia è il biglietto da visita dell’azienda».
Tra gli indicatori principali di criticità nella gestione figurano la mortalità dei vitelli e l’uso eccessivo di antibiotici. Un passaggio cruciale resta la colostratura, che deve avvenire entro le prime sei ore di vita per garantire al vitello le difese immunitarie necessarie. In caso contrario gli animali risultano immunodepressi e più vulnerabili alle malattie. Secondo i dati citati durante il convegno, nel 36% degli allevamenti europei e americani circa il 10% dei vitelli muore entro il primo anno di vita.
Sulla prevenzione sanitaria si è soffermato anche il dottor Antonio Barberio del Centro specialistico di patologia, allevamento e benessere del bovino dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. «La biosicurezza – ha spiegato – è uno degli strumenti fondamentali per prevenire l’introduzione e la diffusione delle malattie negli allevamenti».
Tra le azioni principali rientrano bio-esclusione, bio-compartimentazione, bio-contenimento, bio-prevenzione e bio-conservazione, misure che permettono di limitare la diffusione degli agenti infettivi sia all’interno degli allevamenti sia verso altre strutture o l’ambiente.
L’importanza dei dati è stata infine evidenziata dalla veterinaria di ARAV Paola Prevedello. «La vitellaia è il reparto più strategico ma anche quello meno misurato della stalla da latte», ha osservato. In Italia la mortalità dei vitelli varia tra il 7 e il 10%, mentre in Veneto si attesta mediamente intorno al 6%.
Per questo il progetto “Stalla Sana” punta anche a fornire agli allevatori report dettagliati sull’efficienza della stalla e sulla qualità dei vitelli. Dati che già oggi sono disponibili attraverso strumenti come la Banca dati nazionale, il registro dei trattamenti e il sistema ClassyFarm.
«Il problema non è la mancanza di dati – ha concluso Prevedello – ma la loro accessibilità e la capacità di integrarli e interpretarli. Ed è proprio su questo che dobbiamo lavorare».