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Il futuro della pulizia professionale è nel “cervello” dei robot

Mentre si sta consolidando la presenza sul mercato del neo acquistato marchio ‘Itm Italia’ e ci si prepara a un nuovo tour mondiale (7 fiere in 40 giorni), nell’headquarter di Idrobase Group, a Borgoricco nel Padovano, dopo l’applicazione della metodologia ‘Lean’ alla catena produttiva e l’inserimento dell’intelligenza artificiale nella gestione del prodotto, si sta studiando la “rivoluzione in arrivo”. “Non sta cambiando solo il modo di pulire, sta cambiando l’intero mercato” afferma Bruno Ferrarese, imprenditore ‘giramondo’, dirigente e già presidente dell’associazione di categoria Afidamp, ma soprattutto contitolare dell’azienda veneta, leader internazionale nei settori della pulizia professionale (cleaning), nell’uso delle tecnologie dell’acqua, nonchè della nebulizzazione ad alta pressione e che da oltre 20 anni ha una struttura produttiva a Ningbo, nel lontano Oriente. “Chi osserva oggi il settore del cleaning in Cina- prosegue Ferrarese- si trova di fronte ad un cambiamento strutturale, destinato a ridefinire produttori, distributori, assistenza tecnica e perfino il concetto stesso di macchina professionale, grazie ad un nuovo protagonista: il robot”. La vera innovazione, infatti, non è la parte meccanica, che spesso differisce solo negli accessori installati, ma la piattaforma software integrata con l’intelligenza artificiale, che governa il movimento autonomo. La stessa piattaforma può essere utilizzata per realizzare robot completamente diversi tra loro: in molti casi cambia soltanto l’attrezzatura applicata al telaio, mentre il ‘cervello’ del macchinario rimane sostanzialmente lo stesso. “Sono il sistema di navigazione, il riconoscimento degli ostacoli, la pianificazione dei percorsi e soprattutto la raccolta continua di dati a rappresentare il vero patrimonio tecnologico” indica Ferrarese.

Questa evoluzione sta creando una filiera completamente diversa da quella tradizionale dove, accanto ai produttori di robot, stanno assumendo un ruolo strategico le aziende, che sviluppano il software, quelle che raccolgono ed elaborano i dati e, soprattutto, le imprese specializzate nella mappatura degli ambienti perché, affinchè un robot possa operare autonomamente, è necessario che ogni edificio venga digitalizzato nei minimi dettagli. L’aspetto forse più sorprendente è la velocità, con cui il mercato sta recependo questa innovazione. “La conseguenza più importante- evidenzia Ferrarese- riguarda l’organizzazione dell’intero settore: prima il cliente acquistava una specifica macchina da uno specifico distributore, un domani assai vicino acquisterà un robot da un distributore specializzato in robotica. È un cambiamento apparentemente sottile, ma destinato ad avere effetti enormi: i produttori tradizionali del cleaning dovranno confrontarsi con nuovi concorrenti provenienti dal mondo della robotica, dell’Intelligenza Artificiale e del software. Parallelamente nasceranno nuove reti distributive, capaci di offrire un’intera famiglia di robot per applicazioni differenti, anziché singole macchine specialistiche”. Conclude l’imprenditore: “La domanda che dobbiamo iniziare a porci non è se questo modello arriverà anche in Europa, ma quando. Perché, come spesso accade nelle grandi rivoluzioni tecnologiche, il cambiamento non consiste semplicemente nella nascita di un nuovo prodotto, ma nella nascita di un nuovo mercato. Ed all’orizzonte già c’è già l’utilizzo degli umanoidi dalle molteplici implicazioni anche etiche”.

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