Più di venti anni di attesa, decreti arenati nei cassetti dei ministeri e una serie infinita di rinvii burocratici stanno per giungere al capolinea. Dal 1° gennaio 2028, infatti, gli automobilisti e i motociclisti italiani potranno finalmente scegliere la combinazione alfanumerica della propria targa. L’annuncio, suggellato da una battuta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la presentazione dell’ultima Manovra sulla “creatività degli italiani che saprà farsi valere”, chiude un vuoto normativo aperto fin dalla riforma del Codice della Strada del 2002.
IL TARIFFARIO: FINO A 600 EURO PER LE QUATTRO RUOTE
“La vera novità- si legge su Quattroruote– è contenuta nell’Allegato VI.2 dello schema di decreto, che nella Tabella 2, dedicata espressamente alla personalizzazione delle targhe, ne stabilisce il prezzo da pagare al Poligrafico dello Stato: 500 euro per la coppia, anteriore e posteriore, degli autoveicoli più una maggiorazione del 20% destinata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In totale, dunque, 600 euro. Per i motoveicoli, invece, il prezzo della targa posteriore, comprensiva dei tasselli autoadesivi, è stabilito in 300 euro. Anche in questo caso è prevista la maggiorazione ministeriale del 20%, pari a 60 euro, che porta il totale a 360 euro“.
Queste somme, si legge ancora, “si sostituiranno, al momento dell’immatricolazione, al costo della targa normale. Che per le auto resta fissato, come ora, in 41,78 euro per quella di formato A (con la combinazione alfanumerica su un’unica riga) e in 45,31 euro per quella di formato B (la cosiddetta ‘quadrotta’ con la sequenza su due righe): costi che normalmente l’acquirente non vede in quanto ‘annegati’ nelle spese di immatricolazione e messa su strada pagate alla concessionaria al momento dell’acquisto della vettura”.
La procedura sarà interamente digitalizzata: la richiesta andrà inoltrata alla Motorizzazione Civile attraverso i canali telematici, che verificheranno in tempo reale la disponibilità della combinazione prima di trasmettere l’ordine di conio all’IPZS.
PALETTI RIGIDI: LA TARGA SEGUE IL TELAIO, NON IL PROPRIETARIO
Chi sperava in una totale anarchia grafica o in una libertà sul modello anglosassone resterà deluso. Il sistema italiano manterrà ferrei presidi di ordine pubblico e leggibilità automatica per tutor e autovelox:
- Lo schema alfanumerico: Salvo deroghe regolamentari dell’ultima ora, la personalizzazione dovrà rispettare la classica struttura metrica (due lettere, tre numeri, due lettere per le vetture), permettendo di scegliere la sequenza preferita purché inedita.
- Censura preventiva: L’algoritmo del Centro Elaborazione Dati (CED) bloccherà combinazioni offensive, oscene, discriminatorie o sovrapponibili alle sigle dei corpi dello Stato (Polizia, Carabinieri, soccorsi sanitari).
- Il vincolo al veicolo: A differenza di quanto avviene in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, dove la targa è un titolo personale trasferibile da una vettura all’altra per tutta la vita, in Italia rimarrà indissolubilmente legata al numero di telaio. Chi venderà l’auto lascerà la targa all’acquirente; per una nuova vettura servirà una nuova richiesta e una sequenza diversa.
- Auto già circolanti: L’accesso al servizio per il parco auto esistente non sarà libero in qualsiasi momento, ma consentito unicamente in caso di reimmatricolazione per furto, smarrimento o deterioramento del supporto originale.
IL CONTESTO INTERNAZIONALE
Con una tariffa di 600 euro, l’Italia si colloca in una fascia intermedia all’interno del panorama europeo. Se in Germania la selezione della sequenza è una pratica di massa accessibile con meno di 15 euro (lasciando però immutata la sigla geografica iniziale), paesi come il Belgio o la Lituania impongono tributi che oscillano tra i 1.000 e i 2.500 euro per sequenze interamente a testo libero. Negli Stati Uniti il fenomeno è diffuso e a basso costo annuale, mentre nelle monarchie del Golfo le combinazioni più corte o rare alimentano aste milionarie tra collezionisti.
La tabella di marcia prevede l’entrata in vigore del quadro generale del Codice nella primavera 2027, con la decorrenza operativa per le targhe su misura fissata al 1° gennaio 2028. Resta ora la sfida dei decreti attuativi: affinché i primi contrassegni escano dalle presse della Zecca entro i tempi previsti, la macchina amministrativa non dovrà accumulare ulteriori ritardi.
