Le videocall sono ormai parte integrante della quotidianità lavorativa, ma sempre più dipendenti iniziano a percepirle come un ostacolo anziché un supporto alla produttività. Secondo una nuova survey realizzata da Robert Walters Italia, quasi 8 lavoratori su 10 dichiarano che le riunioni virtuali interrompono regolarmente il proprio tempo di lavoro effettivo, con un impatto diretto su concentrazione, organizzazione delle attività e gestione delle priorità. Tra Teams, Zoom e meeting calendarizzati in successione, il rischio di sovraccarico digitale sembra infatti sempre più concreto. Oltre la metà dei professionisti italiani (53%) partecipa mediamente a 1-2 riunioni virtuali al giorno, mentre più di 1 lavoratore su 10 arriva a superare le 5 videocall quotidiane.
MEETING OVERLOAD: QUANDO LE VIDEOCALL OSTACOLANO LA PRODUTTIVITÀ
Secondo la survey, il 51% dei professionisti afferma che le riunioni virtuali interrompono regolarmente il proprio lavoro, mentre il 28% sostiene che ciò avvenga almeno occasionalmente. “Le riunioni rappresentano uno strumento essenziale per la collaborazione, ma negli ultimi anni molte aziende hanno sviluppato una dipendenza eccessiva dalle videocall- commenta Walter Papotti, Country director di Robert Walters Italia- Sempre più spesso vengono organizzati meeting per temi che potrebbero essere affrontati in pochi minuti tramite un messaggio, una telefonata o una breve email”. La percezione dell’efficacia delle riunioni virtuali conferma questa tendenza: oltre la metà degli intervistati (56%) ritiene che alcune videocall siano utili, mentre altre rappresentino semplicemente una perdita di tempo. Un ulteriore 25% le considera poco produttive, mentre il 10% preferirebbe affidarsi maggiormente a email, messaggi o telefonate. Solo il 9% definisce le riunioni virtuali realmente molto produttive.
FINO A DUE ORE AL GIORNO ASSORBITE DALLE VIDEOCALL
L’elevato numero di riunioni virtuali rischia inoltre di sottrarre una quota significativa della giornata lavorativa alle attività operative e di concentrazione. Secondo la survey di Robert Walters Italia, oltre 1 professionista su 10 partecipa a più di 5 videocall al giorno, mentre il 34% prende parte mediamente a 2-5 meeting quotidiani. Considerando che una riunione virtuale dura mediamente tra i 30 e i 45 minuti, molti professionisti possono arrivare a dedicare fino a 2-3 ore al giorno esclusivamente alle videocall. Un fenomeno che rischia di avere conseguenze dirette sulla produttività. Secondo una ricerca globale di Slack Workforce Lab, superare le due ore quotidiane di meeting rappresenta una soglia critica oltre la quale molti dipendenti iniziano a percepire un calo della capacità di concentrazione e del tempo disponibile per il lavoro realmente strategico. “Le aziende devono interrogarsi non solo sulla quantità delle riunioni organizzate, ma soprattutto sul loro reale valore aggiunto- commenta Walter Papotti- Quando le videocall si susseguono senza pause o senza un obiettivo chiaro, il rischio è quello di frammentare continuamente la giornata lavorativa, riducendo produttività, attenzione e qualità del lavoro.”
LA ‘MEETING FATIGUE’ COLPISCE ANCHE IN UFFICIO
Il fenomeno della ‘meeting fatigue’ sembra ormai consolidato anche in Italia. L’87% dei talenti ritiene infatti che le riunioni virtuali siano spesso o almeno talvolta inutili o evitabili. Un dato particolarmente significativo riguarda inoltre la diffusione delle videocall anche all’interno degli stessi uffici: quasi la metà delle persone intervistate (48%) dichiara di partecipare frequentemente a riunioni virtuali pur avendo colleghi e partecipanti nella stessa sede aziendale. “L’efficacia di una riunione virtuale dipende da fattori molto precisi: obiettivi chiari, numero limitato di partecipanti e reale necessità di confronto- aggiunge Papotti- Quando questi elementi mancano, il rischio è quello di frammentare continuamente la giornata lavorativa, riducendo attenzione, concentrazione e qualità del lavoro”
. GEN Z E NUOVE ABITUDINI COMUNICATIVE
La survey evidenzia anche differenze generazionali sempre più marcate nelle modalità di comunicazione professionale. Per la Gen Z, le app di messaggistica come Teams o WhatsApp rappresentano il principale canale di comunicazione lavorativa (58%), seguite dalle email (23%). Allo stesso tempo, per gli over 28 le app di messaggistica restano comunque lo strumento più utilizzato (50%), ma cresce significativamente il ricorso alle email, preferite dal 36% degli intervistati. Nonostante la diffusione degli strumenti digitali, le riunioni in presenza continuano però a mantenere un ruolo centrale quando si tratta di prendere decisioni importanti: l’82% delle persone sceglierebbe infatti un incontro fisico con il team, contro appena il 16% che opterebbe per una video call. “Gli incontri in presenza continuano a offrire un valore che le piattaforme digitali faticano a replicare completamente- conclude Papotti- Favoriscono confronto spontaneo, collaborazione immediata e maggiore coinvolgimento delle persone. La sfida per le aziende oggi non è eliminare le riunioni virtuali, ma utilizzarle in modo più consapevole ed efficace, evitando un sovraccarico che rischia di compromettere produttività e benessere dei professionisti”.