C’è un luogo, a Schio, dove il tempo sembra non scorrere mai davvero. È l’Osteria Gentilia, fondata nel 1986 da Maurizio e Dino, due amici che lasciarono la Lanerossi per dare vita a uno spazio che non è solo un locale, ma una piccola istituzione della socialità cittadina.
La Gentilia è una di quelle osterie che resistono, contro la fretta, i pub alla moda, i locali patinati, con la forza delle parole, dei bicchieri levati, delle risate che rimbalzano sulle sedie di legno. “Osteria” deriva dal latino hospitem, colui che dà ospitalità. Ed è proprio questo che fa Maurizio da quarant’anni: ospita, accoglie, ascolta, a modo suo. Chiacchierone, generoso, un po’ spigoloso, come ogni vero oste. Dino non c’è più da tempo, ma la sua mitezza gentile sembra ancora aleggiare tra quei tavoli, come un buon vino lasciato decantare.
Chi frequenta la Gentilia sa che non è solo un locale, ma un pezzo di vita. “Ci andiamo da quando eravamo adolescenti — raccontano i clienti più affezionati — poi con i figli piccoli, adesso con i capelli grigi”.
Negli anni Ottanta si beveva Torbolino, “un vino che aveva il colore del diesel, e forse lo era davvero”. Si fumava dentro, la stanza era una nuvola di fumo, chitarre, salumi e voce roca. “Uscivamo abbrustoliti, ma felici”, ricordano. Era un’osteria alla buona, come allora si usava: chi entrava trovava sempre qualcuno con cui parlare, cantare o discutere animatamente.
Ancora oggi, alla Gentilia, il tempo scorre al ritmo dei bicchieri e delle parole. Non serve prenotare: basta entrare. Ci si ritrova tra conoscenti e sconosciuti che diventano amici al terzo brindisi.
Un’indagine sociologica in Inghilterra ha confermato ciò che qui sanno da sempre: chi frequenta luoghi come questo ha più amici, si sente più felice e più legato alla propria comunità.
La Gentilia non è solo un indirizzo, è una visione del mondo: rumorosa, schietta, piena di umanità. Oggi la Gentilia resta un simbolo di radici e resistenza, in un mondo che cambia troppo in fretta. Un posto dove entrare significa ritrovare un pezzo di sé: un volto amico, una battuta, un bicchiere che non finisce mai.
Perché, come dice chi la frequenta da una vita, alcuni posti non si scelgono: ti scelgono loro. E poi non ti lasciano più.
di Redazione AltovicentinOnline