Nei primi quattro mesi del 2026 è scoppiato circa un alimenatare al giorno in Italia. In totale 128 allarmi alimentari legati a prodotti importati dall’estero, con un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti sui dati del sistema europeo di allerta rapido Rasff (Rapid Alert System for Food and Feed), diffusa in occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare. Tra i casi segnalati figurano noci e pistacchi provenienti da Emirati Arabi Uniti, Turchia, Iran, Stati Uniti e Azerbaijan contaminati da aflatossine oltre i limiti consentiti, pesce importato da Spagna, Polonia e Portogallo con presenza di parassiti o livelli elevati di mercurio, ma anche peperoncini, olive e pomodori secchi provenienti da Tanzania, Egitto, Kenya e India risultati contaminati da pesticidi vietati o superiori ai limiti previsti dalla normativa europea. Numeri che confermano quanto sia strategico rafforzare il sistema dei controlli lungo tutta la filiera agroalimentare, a partire dai porti, dagli scali e dai valichi di frontiera attraverso cui transitano milioni di tonnellate di prodotti destinati alle tavole degli italiani. La sicurezza alimentare non deve però fermarsi ai controlli. Occorre garantire ai cittadini il diritto di conoscere con chiarezza l’origine di ciò che acquistano e consumano. Per questo Coldiretti rilancia la battaglia per l’introduzione dell’obbligo dell’etichettatura di origine a livello europeo su tutti gli alimenti – su questo sono state consegnate un milione di firme al Commissario Erupeo alla salute – e per il superamento del principio dell’ultima trasformazione sostanziale previsto dall’attuale codice doganale. Una norma, come rilanciato dai 10mila agricoltori Coldiretti dal Brennero, che oggi consente a prodotti stranieri di diventare made in Italy dopo una semplice ultima lavorazione effettuata nel Paese di destinazione, generando confusione nei cittadini e penalizzando le imprese agricole che producono realmente sul territorio.