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Carne equina, tra tradizione e dibattito etico: la polemica sul possibile divieto

Il consumo di carne equina, tradizionalmente radicato in alcune regioni italiane, è al centro di un nuovo dibattito politico e culturale. Il deputato vicentino Erik Pretto (Lega) ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Agricoltura e della Salute per chiedere chiarimenti sulle eventuali proposte di divieto di macellazione e consumo della carne di cavallo, avanzate da alcune forze parlamentari.

L’esponente leghista sostiene che «vietare la macellazione e il consumo della carne equina, equiparando i cavalli agli animali d’affezione come cani o gatti, significherebbe colpire una filiera legale e controllata», oltre a cancellare una parte della cultura gastronomica regionale italiana. Tra i piatti citati da Pretto figurano la pastissada de caval veronese, il pesto di cavallo di Parma e le brasciole pugliesi.

Un consumo in calo ma ancora radicato

Secondo i dati ISTAT e della FAO, il consumo di carne equina in Italia si è ridotto drasticamente negli ultimi vent’anni. Se all’inizio degli anni 2000 il consumo medio annuo pro capite superava i 900 grammi, oggi è sceso sotto i 300 grammi, con una produzione nazionale concentrata soprattutto in Veneto, Puglia, Sicilia e Emilia-Romagna.

Il comparto resta comunque rilevante: nel 2025 sono stati macellati circa 25.000 equidi, in gran parte cavalli da allevamento nati per la produzione alimentare, non animali “riciclati” da attività sportive. L’Italia è inoltre tra i pochi Paesi europei (insieme a Belgio e Francia) dove la carne equina conserva una sua filiera ufficiale certificata e controllata, soggetta a norme europee sul benessere animale (Reg. CE n. 1/2005 e n. 1099/2009).

Le posizioni contrapposte

Le istanze animaliste spingono nella direzione opposta. Diverse associazioni, tra cui Horse Angels e OIPA, chiedono il riconoscimento del cavallo come animale d’affezione, evidenziando che la maggior parte dei cittadini oggi percepisce l’equide come “compagno di vita e di sport”, non come fonte alimentare. L’obiettivo di queste organizzazioni è uniformare l’Italia ai Paesi dove la macellazione dei cavalli è vietata, come Regno Unito e Irlanda.

Il dibattito tocca anche aspetti etici e simbolici: i difensori del consumo ne rivendicano il valore culturale e proteico (carne magra e ricca di ferro), mentre i contrari lo ritengono non più accettabile in una società dove il cavallo è divenuto icona di legame emotivo e di tutela animale.

La questione politica

L’interrogazione del deputato Pretto mira a ottenere dal governo una posizione chiara a tutela del comparto produttivo e delle tradizioni culinarie regionali. Il Ministero dell’Agricoltura non ha ancora fornito una risposta ufficiale, ma in ambienti ministeriali si sottolinea che ogni eventuale modifica normativa dovrebbe tenere conto sia delle esigenze economiche sia della crescente sensibilità sociale verso gli animali.

Il tema, già oggetto di interrogazioni nella legislatura precedente, potrebbe riemergere nella discussione più ampia sui criteri di benessere animale e sull’eventuale revisione del codice penale per estendere alle specie “sensibili” alcune tutele ora riservate agli animali domestici.

Tra normativa e cultura alimentare

La carne equina resta legale in Italia e in Europa secondo i regolamenti comunitari, purché la provenienza degli animali sia tracciabile e la macellazione avvenga in strutture riconosciute. Dal punto di vista nutrizionale, si tratta di una carne ricca di ferro e povera di grassi, storicamente consigliata anche in ambito medico. Tuttavia, i mutamenti culturali e generazionali stanno progressivamente riducendo la domanda.

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