Il prezzo delle uova “primo prezzo” è esploso: da 1,18 euro a confezione a dicembre 2024 a 1,99 euro a marzo 2026, un balzo del 68%. Un aumento vertiginoso che non trova giustificazione né nella crisi aviaria italiana né nei costi di produzione, e che mette in evidenza una filiera che lucra sul consumatore.
Secondo i dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del MIMIT, l’influenza aviaria ha colpito solo il 3% del patrimonio nazionale di galline ovaiole, una quantità irrilevante rispetto ai 40 milioni di capi totali. La produzione italiana di uova è rimasta solida, intorno ai 12 miliardi l’anno, garantendo sostanziale autosufficienza. Nonostante questo, il prezzo a scaffale è schizzato quasi al doppio.
Anche il passaggio dalle gabbie agli allevamenti a terra, pur necessario per il benessere animale, incide marginalmente: circa 16 centesimi in più per confezione. Restano quindi 65 centesimi “fantasma” che non trovano spiegazione, mentre gli allevatori percepiscono 2 centesimi a uovo, a fronte di un rincaro per il consumatore di quasi 15 centesimi per uovo.
Il vero guadagno finisce nelle tasche di Eurovo e AIA (Gruppo Veronesi), che controllano il 60-70% del mercato nazionale. Approfittando dei picchi dei prezzi europei, le due aziende mantengono i listini italiani elevati e spingono le catene di supermercati ad adeguarsi: chi non cede rischia scaffali vuoti. Il risultato è un “arbitraggio opportunistico” che favorisce i profitti della filiera a scapito del consumatore italiano.
Il Fatto Alimentare sottolinea come le catene di supermercati beneficino anch’esse del rialzo: ogni aumento del prezzo al dettaglio aumenta il margine in valore assoluto. La narrativa mediatica sulla crisi aviaria e le tensioni internazionali crea l’illusione di un rincaro inevitabile, ma i numeri raccontano un’altra storia: pochi centesimi in più alla produzione si trasformano in 81 centesimi a scaffale, una vera e propria operazione di profitto.
In questo scenario, l’unico soggetto penalizzato rimane il consumatore italiano, costretto a pagare il prezzo più alto d’Europa per un prodotto che sta su tutte le tavole. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è stata già interpellata per chiarire le dinamiche della filiera e verificare possibili pratiche scorrette.
La filiera delle uova mostra chiaramente un problema: quando pochi giganti controllano il mercato, il rincaro si trasforma in un’esplosione ingiustificata dei prezzi, mentre chi alleva e chi acquista paga il conto più salato.
di Redazione AltovicentinOnline