Non ci sono solo i charter, i voli di linea, gli scali più improbabili e le pericolose fughe in auto. Il Medio Oriente in fiamme per la guerra è zeppo di super-ricchi pronti a spendere cifre folli per riuscire a rientrare. E con il gigantesco ingorgo nei cieli che s’è venuto a creare, migliaia di persone “altissimo-spendenti” cercano una via d’uscita con i jet privati. La domanda ha ormai superato di gran lunga l’offerta, sottolinea il Guardian.
Il Guardian ha parlato con Matt Purton, responsabile dei servizi di aviazione della società britannica Air Charter Service. Il suo lavoro non consiste soltanto nell’organizzare voli per clienti facoltosi o celebrità: la società collabora spesso anche con governi e autorità pubbliche, rispondendo a richieste che vanno dalle evacuazioni da zone di crisi, come avvenuto in passato in Libia, fino ai voli utilizzati per il rimpatrio dei migranti, su incarico di istituzioni come il ministero dell’Interno britannico o il governo degli Stati Uniti.
Con l’escalation militare iniziata sabato, le richieste di voli sono esplose. “Le richieste di aerei sono probabilmente aumentate del 200-300% rispetto al solito in questo periodo dell’anno”, spiega Purton. “Stiamo andando alla grande”. La società non applica automaticamente rincari in situazioni di emergenza, ma quando la domanda supera nettamente l’offerta i prezzi finiscono comunque per allinearsi al mercato. Diverso il caso delle operazioni governative, che spesso sono regolate da contratti con tariffe fissate in anticipo.
La situazione nei cieli della regione, però, resta estremamente incerta. “I corridoi aerei sono già piuttosto stretti”, osserva Purton. “Se ne venissero chiusi altri, renderebbe molto più difficile l’ingresso e l’uscita degli aerei dalla regione. L’unica costante in questa situazione al momento è la fluidità dell’intera vicenda. È come presentarsi dopo un terremoto con paletta e scopa“.
Le richieste arrivano da ogni tipo di cliente: “Riceviamo chiamate da chiunque: dagli sposi bloccati a Dubai ai turisti che vogliono unirsi per noleggiare un aereo per tornare a casa, fino alle aziende e ai ricchi individui, e a tutto il resto. Quando c’è una guerra in corso, non c’è davvero distinzione tra milionari e miliardari”.
Secondo le stime del settore, almeno mezzo milione di persone si troverebbe attualmente bloccato nella regione e desideroso di partire. Il problema non riguarda soltanto la disponibilità degli aerei: molti velivoli e equipaggi non si trovano nei luoghi giusti per raggiungere rapidamente il Medio Oriente e organizzare i voli di evacuazione.
Per chi lavora nel settore dell’aviazione charter, la crisi ricorda scenari già visti negli anni recenti. “Questa è la peggiore crisi aerea che abbiamo avuto dai tempi del Covid”, conclude Purton. “Spesso possiamo prendere decisioni più rapidamente dei governi, ma lavoriamo a fianco dei governi che possono fornirci supporto diplomatico e di altro tipo. Aziende come la nostra sono chiamate a raccogliere i cocci in queste situazioni”