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Il tempo per sciare è sempre meno? Pazienza, in montagna ci si può andare d’estate

Il caldo si è ‘mangiato’ un mese di sci, “ma alle volte basta un po’ di neve per farci dimenticare cosa sta succedendo”. Ad esempio, “oggi, dalle mie parti, sono caduti 14 centimetri in due ore” e tuttavia le nevicate “sono sempre più sporadiche e irregolari, intervallate da lunghi periodi” in cui le piste non si imbiancano. Insomma, sembra esserci un destino segnato: il cambiamento climatico ‘condanna’ molte stazioni sciistiche: quelle sotto i 2.000 metri, tante sugli Appennini, quelle che andavano “bene negli anni ’70 quando era più freddo”, ora sono “fuori gioco, con impianti che sono mostri di ferro arrugginito… Ci sono posti dove fare impianti invernali non serve” più. Certo, ribadisce Luca Mercalli, “in certi anni, come in questo, può cadere anche tanta neve”, ma “anche se c’è un buon innevamento”, poi per via del caldo “la fusione di neve parte prima e toglie un mese di neve sciabile”. Dunque, meglio correre ai ripari ora, esorta il climatologo e divulgatore, presidente della Società italiana di meteorologia.

UN MODELLO DI TURISMO CHE VA CAMBIATO

Meno neve significa meno sci, e più caldo significa una montagna “più appetibile d’estate” in cui “gli impianti serviranno per andare sui pascoli. In questo scenario è importante evitare l’accanimento, gestire bene gli impianti che ci sono senza espanderli, è assurdo ingrandire i comprensori. Non dico di chiuderli, se c’è neve andiamo avanti, ma si pensi anche alla sostituzione” del modello del turismo delle terre alte: “Se la prepariamo prima ci costerà meno in tutti i sensi”. Per dirla con una battuta, “se avete case al mare vendetele e compratele in montagna prima che finiscano”, dice Mercalli concludendo con questa suggestione l’incontro in Fiera a Milano, in occasione della Fiera “Fa’ la cosa giusta” in cui Legambiente è tornata a parlare del dossier “Nevediversa”.

AL MARE D’ESTATE FA SEMPRE PIÙ CALDO, CI SI VA A SETTEMBRE

Per dirla con Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente: l’industria dello sci “oggi mostra le sue debolezze, sotto i 2.000 metri non si deve continuare“, ma “alla denuncia dura uniamo anche la proposta: bisogna costruire una visione nuova della montagna, lo dovevamo fare prima, ma i cambiamenti climatici ce lo impongono” adesso. E’ la stessa Legambiente ad aver rilevato che per il tanto caldo ci sono trend che vedono vacanzieri del mare puntare più su settembre che su agosto. E dunque, anche se “ci dicono che il profitto si fa di inverno, questo è vero oggi ma se si guarda in prospettiva si può pensare che fra 20 anni sarà diverso”, annota Mercalli. Il clima cambia e in montagna più in fretta.
La salita delle temperature sulle Alpi è circa il doppio rispetto al resto del pianeta, se quindi il riscaldamento globale ha segnato +1,5%, in montagna c’è stato un +2,5%, perché il vicino Mediterraneo è più piccolo e si scalda più e in fretta e la vicinanza dell’Africa fa si che i suoi anticicloni “portino valori estremi di temperature sulle Alpi”. Il risultato? In estate lo zero termico sale sopra i 5.000 metri, la neve fonde perfino sulla vetta del Bianco. “La neve c’è quindi: a quote più alte, ma sparisce più in basso”, sintetizza Mercalli. E quindi “adattamento è una parola che sta a noi interpretare. Possiamo adattarci volenti o nolenti con regali sgraditi dal cielo, ci piaccia o no ma con un prezzo elevato, oppure prevenendo e creando le condizioni per soffrire meno e ridurre i danni”, avvisa ricordando le alluvioni recenti come quelle in Emilia-Romagna.

I CLIENTI CHE NON VANNO PIÙ A SCIARE POSSONO DIVENTARE CLIENTI ESTIVI

“Se la neve non può più essere il perno di una economia di montagna, ci possono essere altre vie magari più difficili o diffuse”. E quindi se si perdono i clienti del turismo invernale (perché c’è meno tempo per sciare) si possono ‘guadagnare’ d’estate. Ecco che si torna alla suggestione di Mercalli sulle case vacanza: il caldo che aumenta “sta diventando un problema per l’estate. Stare a 40-42 gradi a Milano non è piacevole ma ci sono le Alpi ad un’ora di macchina, c’è lo smart working… E’ pensabile abitare e lavorare a distanza in località di turismo non invernale” favorendo un “ripopolamento alpino, una ‘migrazione verticale’” in cui le seconde case sono da “riconsiderare per l’uso estivo e non per una o due settimane a Ferragosto ma per cinque-sei mesi. Certo, non c’è spazio per tutta Milano ma per qualche migliaio di nuovi abitanti. In estate gli anziani possono essere una categoria che va, una volta si diceva a ‘svernare’…, a fare tre mesi di villeggiatura estiva in montagna e così si compensano le perdite economiche dell’inverno”. E puntualizza: “Nessuno dice che dobbiamo smettere di sciare, ma mi farei delle domande. Un avvertimento strategico, serve più pianificazione”: la temperatura aumenta di 0,6 gradi ogni 100 metri, con l’aumento di 2,5 gradi e 400 metri di risalita della quota neve “si tagliano fuori molte stazioni, e il caldo continuerà a salire” con le scelte del “cowboy” (Trump) su petrolio e carbone, dice Mercalli, prevedendo attorno al 2050 un aumento di un altro grado e a fine secolo di altri due-tre che “spingeranno la neve sempre più in alto”.

SOTTO I 2.000 METRI LE LOCALITÀ DI MONTAGNA DOVRANNO RICONVERTIRSI

Già ora, oltre a impianti dismessi, in montagna ci sono edifici abbandonati: per Legambiente la montagna ha bisogno di essere “ripensata perché la monocultura dello sci regge sempre meno” e si teme un “cul de sac con skipass a 200 euro”. Stazioni come Cortina e Courmayeur “continueranno, ma tante località devono riconvertirsi, quelle sotto i 2.000 metri e in Appennino. E quindi assieme alla denuncia serve un nuovo modello di sviluppo da costruire guardandoci attorno”, aggiunge Bonardo. Legambiente ha lanciato un invito ai cittadini a fotografare e segnalare impianti e strutture abbandonate di montagna “guardandola con occhi diversi” per fare proposte. E ha riunito le bandiere verdi, località capaci di 300 “buone pratiche alpine, luoghi di montagna che lavorano sull’accoglienza in maniera aperta alla sostenibilità” favorendo uno scambio costante di soluzioni “anche se si resta all’ombra dei grandi numeri”, racconta Luca Rota, scrittore, curatore della Carovana dell’Accoglienza Montana (c’è un manifesto in 10 punti che indica vie di turismo alternativo). E ora per fare un passo in più è partito un progetto per “misurare il valore aggiunto comunitario delle bandiere verdi, il loro impatto non solo economico ma anche ‘umanistico’, come si costruisce una comunità che è fondamentale in montagna; una montagna non troppo turistificata per costruire un futuro che sia più sostenibile e per chi abita quei territori”. Il 16 maggio a Rovereto ci sarà il summit delle Bandiere Verdi per presentare i risultati del progetto socio-economico e del valore aggiunto comunitario.
C’è chi ci prova, insomma, “ma il mondo dei decisori ci manca” perché più spesso “o insiste sovvenzionando l’industria tradizionale o mettendo delle toppe” al modello attuale, annota Bonardo che tra i costi del sistema neve mette anche quella di una montagna piena di “vasconi”, i bacini per creare la neve artificiale. Legambiente li ha mappati: 169, “come 35 grattacieli di 300 metri con base di 400 metri, una colonna d’acqua incredibile”.

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