Una gita di Pasqua poteva trasformarsi in tragedia ieri, al lago di Braies, nel cuore dell’Alta Pusteria. Le temperature insolitamente miti e il sole primaverile hanno reso precario il sottile strato di ghiaccio che ancora copriva parte dello specchio d’acqua. Centinaia di visitatori, attratti dal fascino del luogo, passeggiavano sulla superficie gelata come in una cartolina — finché il ghiaccio ha ceduto, trascinando cinque persone nell’acqua a pochi metri dalla riva.
l momento del cedimento
L’incidente è avvenuto intorno alle 15. Secondo le prime ricostruzioni, due turisti minorenni erano saliti sul ghiaccio nella zona settentrionale del lago quando la lastra, ormai indebolita dai primi caldi, si è spezzata sotto i loro piedi. Nel tentativo di soccorrerli, tre persone — tra cui il padre dei ragazzi — li hanno raggiunti, ma anche sotto di loro il ghiaccio ha ceduto.
«In un istante si sono ritrovati tutti e cinque in acqua, tra i 2 e i 3 gradi — racconta Simon Feichter, 39 anni, veterano del Soccorso Alpino dell’Alta Pusteria —. Solo l’intervento rapido dei passanti ha evitato il peggio». I soccorritori, giunti subito dopo, hanno trovato i turisti tremanti ma vivi: «Li abbiamo riscaldati con coperte termiche e affidati alle ambulanze dirette all’ospedale di San Candido. Erano in ipotermia ma fuori pericolo».
“C’erano ancora cento persone sul ghiaccio”
Ciò che più ha colpito i soccorritori è stato il comportamento dei presenti: «Quando siamo arrivati — riferisce Feichter — c’erano ancora oltre cento persone che camminavano sulla superficie, come se nulla fosse. Da un lato può far sorridere, ma dall’altro fa cadere le braccia. Con queste temperature il ghiaccio è come una pallina di gelato al sole».
Nonostante i cartelli di divieto e gli appelli alla prudenza, il lago di Braies è da tempo meta di turismo di massa, anche nei mesi invernali. Le autorità locali denunciano un overtourism sempre più difficile da gestire. «La gente pensa che tutto sia sicuro, che un cellulare possa avvisarti del pericolo. Ma la montagna non funziona così», osserva Feichter.
Episodi simili non sono nuovi nella zona. «Quattro anni fa, sempre a Pasqua, abbiamo avuto una serie di interventi identici — ricorda il soccorritore —. Una volta abbiamo dovuto salvare persino una madre con il neonato caduti insieme nel lago».
I vigili del fuoco hanno lanciato un nuovo avvertimento: la lastra di ghiaccio è ormai instabile e ogni passo, anche a pochi metri dalla riva, può essere fatale. Entrare sul lago, anche solo per una foto, significa mettere in pericolo la propria vita e quella dei soccorritori.
L’appello al buonsenso
Feichter esclude la necessità di nuove regole o divieti: «Non possiamo mettere un cartello per ogni rischio. Se vado al mare e mi tuffo senza saper nuotare, non è colpa di chi non mi ha fermato. Serve logica, serve buon senso».
Il lago di Braies, icona delle Dolomiti e luogo di bellezza incontaminata, si è trasformato per qualche ora in una potenziale trappola. Solo la prontezza dei passanti e la rapidità dei soccorsi hanno evitato una tragedia nel giorno di Pasqua. Ma la lezione, ammoniscono i soccorritori, è chiara: la natura non perdona l’imprudenza, neppure nei paesaggi da cartolina.