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Neomamma licenziata per un ‘riposino’ ma i giudici azzerano il provvedimento. Condannata azienda

La sua colpa? È rientrata prima in ufficio dalla pausa pranzo e ha impiegato il tempo ‘libero’ rimanente per fare un ‘pisolino’. Un’impiegata di 35 anni, mamma da pochi mesi, ha cercato di massimizzare le possibilità di riposo, a lei sempre più precluso tra il lavoro in azienda e le fatiche ‘a casa’ con il piccolo. E le è costato il posto.

La neomamma era assunta a tempo indeterminato come impiegata amministrativa di una ditta del Varesotto: nell’aprile 2023 aveva timbrato il cartellino per uscire in pausa pranzo intorno alle 13. Mezz’ora però era tornata in ufficio per poter utilizzare gli altri 30 minuti rimasti per riposare. Al loro rientro, colleghi e superiori l’hanno ritrovata addormentata sul divanetto dell’infermeria interna. Una volta accertato che la 35 enne- forse per abitudine e disattenzione- aveva comunque timbrato il cartellino anche se rientrata in anticipo, non gliel’hanno lasciata passare liscia. L’azienda a quel punto ha avviato un procedimento disciplinare e a maggio dello stesso 2023 la neomamma era stata licenziata.

La donna in un primo momento aveva richiesto il reintegro in azienda, ma successivamente, avendo trovato un altro lavoro, ha rinunciato. Pertanto le spetta comunque un indennizzo di 35 mila euro, i contributi arretrati, ii Tfr, con gli interessi.
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