Sotto tiro per il passato giudiziario di alcuni esponenti di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci ribalta le accuse e rivendica la legittimità delle sue scelte politiche. Il generale, leader del neonato movimento, respinge le critiche che lo dipingono come circondato da figure ingombranti, a partire da Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma tornato sulla scena pubblica dopo aver scontato una condanna. Al centro delle polemiche, oltre ad Alemanno, ci sono altri nomi finiti in passato nei guai con la giustizia: l’ex consigliere regionale veneto Joe Formaggio, condannato per istigazione all’odio razziale, e Salvatore Onda, nipote di un sicario della camorra Gionta. Un mosaico di biografie che alimenta i sospetti degli avversari politici e le critiche, soprattutto sui social, contro Futuro Nazionale.
«Nessuno venga a farmi la morale. C’è forse un partito in cui non ci sono condannati o indagati?».
Per rafforzare il proprio ragionamento, chiama in causa anche altri schieramenti e cita il caso di Chiara Appendino, ex sindaca di Torino oggi parlamentare del Movimento 5 Stelle: «Mi pare che in Parlamento sieda, in rappresentanza del Movimento 5 Stelle, una certa Chiara Appendino che ha una condanna passata in giudicato». La critica è chiara: secondo Vannacci, si misurerebbe con il metro della severità solo chi entra nel suo partito, mentre sugli altri partiti verrebbe stesa una sorta di velo di tolleranza.
«Chi ha scontato la pena ha diritto di tornare in politica»
Sul destino politico di chi ha avuto problemi con la giustizia, il leader di Futuro Nazionale rivendica una linea precisa: «Chi ha scontato la sua pena ha tutto il diritto di tornare a fare politica. Se diciamo che il carcere deve riabilitare, mi pare che il requisito sia stato rispettato».
Vannacci, quindi, respinge ogni ipotesi di epurazione e rivendica la coerenza tra il principio di certezza della pena e quello di reinserimento: chi ha pagato il proprio debito alla giustizia, sostiene, non può essere condannato a vita all’esclusione dalla scena pubblica. Da qui l’affondo finale contro gli avversari: «Altri guardino in casa loro prima di parlare».