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Scanzi su Vannacci: ” Sta raccattando chiunque e si vanta come chi ha vinto una gara di rutti”

Il generale Roberto Vannacci, secondo Andrea Scanzi, non è solo un nuovo attore del panorama politico italiano, ma il perno di un vero e proprio “fenomeno” destinato a incidere sugli equilibri del centrodestra. Nella sua ultima analisi su Il Fatto Quotidiano, il giornalista e scrittore descrive con il consueto registro caustico la nascita del progetto politico dell’alto graduato e la composizione della sua squadra, tra definizioni taglienti e paragoni iperbolici.

Scanzi apre sottolineando come, a suo giudizio, la politica italiana fosse in profonda difficoltà e come l’arrivo di Vannacci abbia contribuito a rimescolare le carte. Il generale ha dato vita a un partito che il cronista battezza ironicamente “Trapassato Remoto”, definendolo «un autentico bijoux». La cifra del personaggio, per Scanzi, è netta: «Scrittore di livello stilistico rasoterra, e dunque di grande successo tra coloro che non hanno mai aperto un libro, Vannacci è una sorta di banalissimo Farinacci da discount, convinto (comicamente) di essere un Gigante e aduso a trattare a pesci in faccia i giornalisti, con toni patetici da bullo fuori corso».

Nell’analisi del tagliente giornalista che di recente è stato a Thiene, dove ha chiuso il suo fortunato tour teatrale,  il generale non fa che riproporre temi già noti nel dibattito politico della destra italiana: «Vannacci dice le stesse cose che dicevano Meloni e Salvini in campagna elettorale quattro anni fa, però con ancora più foia e machismo d’accatto». Un linguaggio che Scanzi considera ripetitivo e scontato: «Noioso e prevedibile come pochi, Vannacci ricorda quei tizi assurdi che, al bar, si vantano per avere appena vinto la gara di rutti. E tu gli offri una Sambuca con la mosca per levarteli di torno».

Sul piano politico e ideologico, il giudizio resta durissimo: «Politicamente vale un’ameba, dialetticamente vale un pinolo, ideologicamente è uno Storace sensibilmente meno caricaturale». Nonostante questo, Scanzi prevede un risultato elettorale significativo: «E per tutti questi motivi, al prossimo giro, prenderà parecchi voti».

Uno dei passaggi centrali dell’analisi riguarda però la cosiddetta “classe dirigente” che si va aggregando attorno a Vannacci. Qui Scanzi riconosce, con ironia, una sorta di eccellenza rovesciata: «Pur con tutti i suoi limiti, va però concesso al Generale Irrisolto di stare allestendo una classe dirigente di livello principesco. I meloniani sono deludenti, i renziani peggio ancora. Un disastro generalizzato. Invece in “Trapassato Remoto” il livello dei candidati è elevatissimo». E aggiunge: «La campagna acquisti del Generale Irrisolto si sta rivelando sontuosa. Un parterre de roi che pilucca dal meglio del meglio dei transfughi ,  figli di un Dio minore ,  di Fratelli di Donzelli, Lega Morta e Forza Gasparri».

Secondo Scanzi, il generale «sta “raccattando” di tutto e di più». L’elenco dei nuovi ingressi è lungo e volutamente colorito: «Infatti ha appena accolto altri quattro Churchill da Lega e Forza Italia. Il famosissimo Attilio Pierro (?), l’irreprensibile Gianangelo Bof (??), il garbato nonché folgorato sulla via della Remigrazione Domenico Furgiuele e il leggendario Davide Bergamini». Su quest’ultimo, il giornalista ricorda una dichiarazione del gennaio 2026: «Uno che, il 27 gennaio 2026, ci fece sapere quanto segue: “Passo dalla Lega a Forza Italia per non farmi trascinare a destra da Vannacci”». E sottolinea il cambio di rotta: «E che poi, con coerenza adorabile, ci rivela ora: “Ho deciso di intraprendere un nuovo percorso insieme al generale Vannacci”». Il commento è lapidario: «Daje Bergamini!».

Tra le figure simboliche di questo schieramento, Scanzi inserisce anche l’economista euroscettico Antonio Maria Rinaldi: «E daje pure Antonio Maria Rinaldi, per gli amici “Bombolo”, l’esilarante economista euroscettico che farebbe tornare il buonumore financo a Scurati (forse)».

La metafora calcistica chiude la parte dedicata alla squadra: «Una squadra simile non ce l’aveva neanche l’Olanda del ‘74. Complimenti!». Da qui l’ennesimo affondo ironico, in cui il giornalista immagina una lunga lista di altri personaggi,  reali, televisivi o di fantasia,  da arruolare: «Già che ci siamo, tra le sue ardite milizie non vorremmo che mancassero anche il Canaro, Jimmy il Fenomeno, Godzilla, Scaramacai, Pina Picierno, Leao, Emanuele “Frigna” Fiano, Nick Kamen, Minnie, la Pora Menca di Frassineto, Parenzo, Minetti & Cipriani, Capitan Harlock, Claudia Fusani, Marattin, Povia, l’Uomo Tigre, gli Oliver Onions e Pippo Franco».

L’articolo si chiude con un’ultima stoccata, in cui Scanzi ribattezza Vannacci con un accostamento storico-provocatorio e ne sottolinea il ruolo di elemento di rottura nel sistema politico: «Stai riscrivendo la Storia, Farinacci-Vannacci: non fermarti proprio adesso!». Un epilogo che riassume l’intera chiave di lettura dell’autore: quella di un fenomeno politico giudicato criticamente, ma ritenuto capace di incidere, con toni e modalità che per Scanzi inquietano e affascinano al tempo stesso l’elettorato italiano.

di Redazione AltovicentinOnline

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