- AltoVicentinOnline - https://www.altovicentinonline.it -

Se tu fossi Alberto Stasi crederesti ancora nello Stato?

a cura dell’avvocato Angelo Greco
Non rispondere subito. Mettiti lì, nel settembre 2007. Hai ventiquattro anni, la tua fidanzata è stata uccisa, ti sequestrano la bicicletta. Sui pedali, dicono, c’è il DNA di Chiara. Quella traccia diventerà uno dei sette elementi con cui la Cassazione ti condannerà a sedici anni.
Oggi la Procura di Pavia sostiene un’altra cosa. Che il 20 settembre 2007, nei laboratori del Ris di Parma, qualcuno ripeté due volte quell’analisi. Due volte negativa. E che di quei due esiti non restò nulla: né nel fascicolo, né nei cinque processi. Sono sopravvissuti solo nei registri delle macchine, file che non si possono modificare. Gli stessi dati che i difensori di Stasi avevano chiesto più volte, con l’autorizzazione della Corte d’Appello di Milano in mano, senza mai riceverli.
Ma la sentenza è definitiva. E una sentenza definitiva è la verità.
Se tu fossi Stasi, pagheresti le tasse pensando che mantengono chi ti protegge? Chiameresti i carabinieri sentendoli amici? Entreresti in un’aula convinto che la bilancia pesi giusto?
Ma la sentenza è definitiva. E una sentenza definitiva è la verità.
I latini dicevano res iudicata pro veritate habetur: il giudicato si considera verità. Si considera. Tutto sta in quel verbo. Il diritto non ha mai preteso di sapere cosa accadde in quella villetta di Garlasco. Ha preteso di chiudere la partita, perché nessuno può essere processato per sempre. È un patto sensato. Regge finché sul tavolo ci sono tutte le carte che esistono.
Quando ne manca una, il codice lascia una porta laterale, stretta: la revisione, articolo 630 del codice di procedura penale. Serve una prova nuova che, da sola o insieme alle altre, faccia cadere la condanna. La difesa ritiene di averla. A breve dovrà esprimersi la procuratrice generale Francesca Nanni.
C’è però un dettaglio che chi vuole bruciare tutto preferisce saltare. Quei dati non li ha trovati un blogger. Li ha trovati una Procura della Repubblica, con i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Lo Stato che, secondo l’accusa, avrebbe taciuto è lo stesso che adesso scava. E per ora sono ipotesi d’indagine: chi è stato interrogato ha diritto alla presunzione di innocenza. La stessa che, in quel laboratorio, forse qualcuno dimenticò di riconoscere a un ragazzo di ventiquattro anni.
Se tu fossi Stasi, avresti ancora fiducia? Forse no. Forse ti basterebbe molto meno: che qualcuno, prima di spegnere la luce del laboratorio, scrivesse tutto. Anche i risultati che non gli piacciono.
Ma la sentenza è definitiva. E una sentenza definitiva, fino a prova contraria, è la verità.
Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su: