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Storia di una guerra annunciata: tutti sapevano che Putin stava per attaccare, ma nessuno ci credeva. Nemmeno Zelensky

Nel novembre 2021 William Burns, direttore della Cia, tentò di parlare di persona con Vladimir Putin. Non ci riuscì. Il leader russo, isolato nella sua residenza sul Mar Nero, gli concesse solo una telefonata. In quella conversazione Burns avvertì che gli Stati Uniti avevano raccolto prove concrete di un’imminente invasione dell’Ucraina. Putin ignorò l’allarme e rispose parlando di minacce americane, missili nel Mar Nero e vulnerabilità strategica russa. Burns tornò a Washington più preoccupato di prima. Quando Joe Biden gli chiese se Putin avrebbe davvero attaccato, rispose senza esitazioni: “Sì”.
Tre mesi dopo, la Russia invase l’Ucraina.

Quella previsione è stata uno dei maggiori successi dell’intelligence occidentale, ma anche l’inizio di una lunga catena di fallimenti politici e analitici, che racconta in una lunga inchiesta il Guardian. Stati Uniti e Regno Unito avevano visto arrivare la guerra, ma ne avevano sottovalutato l’esito, convinti che Kiev sarebbe caduta rapidamente. Gran parte dell’Europa, invece, non aveva creduto affatto allo scenario: una guerra totale nel cuore del continente sembrava impensabile nel XXI secolo. Il fantasma dell’Iraq 2003 aleggiava ancora.

Ma ancora peggio: non ci credeva nemmeno Zelensky, che per mesi ha liquidato gli avvertimenti americani come allarmismo. Temendo il panico, un crollo economico e l’instabilità politica, ha evitato di preparare apertamente il suo Paese alla guerra. Anche quando i servizi ucraini iniziavano a raccogliere segnali sempre più inquietanti, la leadership politica continuò a minimizzare.

La Cia non ha mai stabilito con certezza quando Putin ha preso la decisione finale. Analisi successive indicano il 2020 come momento chiave: le riforme costituzionali per restare al potere, l’isolamento durante il Covid, la repressione in Bielorussia e l’avvelenamento di Navalny apparvero poi come tasselli di una preparazione più ampia. Nella primavera 2021 iniziarono i primi grandi movimenti di truppe. A settembre, l’accumulo lungo i confini ucraini non poteva più essere ignorato.

Washington e Londra capirono che non si trattava di una manovra limitata: l’obiettivo era Kiev. Cominciarono a condividere intelligence in modo inusualmente esteso, arrivando a declassificare informazioni sensibili e renderle pubbliche. Molti alleati europei restarono scettici. Altri temevano che reagire con decisione avrebbe provocato proprio la guerra che si voleva evitare. Zelensky rimase isolato tra messaggi contrastanti. Americani e britannici parlavano di invasione certa. Francesi e tedeschi insistevano sulla via diplomatica. A gennaio 2022 il presidente ucraino arrivò a rassicurare pubblicamente la popolazione, invitandola a non fare scorte e a “respirare profondamente”. Un messaggio che si sarebbe rivelato disastroso.

Nel frattempo, dietro le quinte, una parte dell’apparato militare ucraino si preparava comunque. Il comandante Valerii Zaluzhnyi elaborava piani d’emergenza senza autorizzazione formale. L’intelligence militare affittava case sicure, accumulava contanti, simulava esercitazioni. Tutto senza legge marziale, per non violare ordini politici.

Anche a Mosca, la maggior parte dell’élite non sapeva nulla. Putin tenne nascosto il piano fino all’ultimo, persino a ministri chiave. Il 21 febbraio 2022 convocò il Consiglio di Sicurezza in una messa in scena televisiva che servì a blindare il consenso. Solo Dmitry Kozak provò a opporsi, avvertendo che l’invasione sarebbe stata un disastro. Fu ignorato. A Kiev, due giorni prima dell’attacco, il Consiglio di Sicurezza respinse ancora la legge marziale. Solo uno stato di emergenza. Poche ore dopo, Zelensky ricevette un rapporto che parlava di squadre di assassini in arrivo. In privato ammise che poteva essere l’ultima volta che lo si vedeva vivo.

La sera del 23 febbraio, mentre la vita continuava apparentemente normale nelle città ucraine, le intelligence occidentali avevano ormai la conferma finale. Alcuni governi europei restavano increduli fino all’ultimo. Altri evacuavano in silenzio. Alle 4:50 del mattino del 24 febbraio 2022, Putin annunciò l’inizio dell’“operazione militare speciale”. I missili colpirono Kiev e altre città. La guerra che molti non avevano voluto vedere era cominciata.

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