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I ghiacciai stanno sparendo e noi non sappiamo neanche quali specie si stanno perdendo

I ghiacciai non sono solo masse di ghiaccio, ma habitat che ospitano specie altamente specializzate e spesso endemiche, come la “pulce dei ghiacciai” (Desoria calderonis), un collembolo presente esclusivamente sul piccolo ghiacciaio del Calderone e il “drago della Patagonia” (Andiperla morenensis), un insetto che vive solo sui ghiacciai della Patagonia. Solo che i ghiacciai stanno sparendo portandosi dietro quindi il rischio di perdere un patrimonio di biodiversità senza che a questo fenomeno si guardi come si dovrebbe. Dunque, c’è un problema . “L’assenza di un censimento e monitoraggio obbligatorio della biodiversità in questi ambienti è inaccettabile di fronte a una perdita irreversibile“, si legge nella lettera pubblicata su “Science” con cui un gruppo di ricercatrici e ricercatori italiani guidati da Mauro Gobbi, ecologo ricercatore del Muse-Museo delle Scienze di Trento, richiama la necessità di strumenti per monitorare la biodiversità dei ghiacciai a imminente rischio di estinzione. Tra gli enti che hanno sottoscritto la lettera, oltre al Muse e all’Università di Milano, anche l’Università di Siena, il National Biodiversity Future Center di Palermo, Italy e l’Università di São Paulo in Brasile.

Nella lettera si evidenzia che i principali report internazionali sulla criosfera (lo “State of the Cryosphere 2025: Ice Loss = Global Damage” e il “The Ocean and Cryosphere in a Changing Climate: Special Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change”) si concentrano quasi esclusivamente sulla riduzione del ghiaccio, sugli impatti idrologici e climatici, lasciando la biodiversità ai margini delle strategie gestionali. In altre parole: la criosfera -che comprende ghiacciai, permafrost e neve- si sta riducendo a ritmi senza precedenti, ma la politica internazionale sulla conservazione della natura ‘tralascia’ “un elemento cruciale”: la sua biodiversità.

E così nella lettera pubblicata su “Science”, gli scienziati specializzati in biologia ed ecologia degli ambienti glaciali avvertono che in Europa e in Italia persiste un pericoloso “punto cieco” nello studio, monitoraggio e tutela della biodiversità glaciale; e chiedono all’Ue azioni urgenti di monitoraggio e conservazione. Sebbene l’Italia abbia creato un precedente promettente nel 2024 riconoscendo per la prima volta nella storia del suo ordinamento giuridico i ghiacciai come “acque pubbliche con natura di bene comune”, questi impegni “rimangono inefficaci se non accompagnati da politiche concrete che impongono il monitoraggio della biodiversità presente in questi habitat”. Unione Europea e Stati membri dovrebbero dunque adottare rapidamente linee guida vincolanti. Ad esempio per avere esperti nelle regioni dove ci sono ghiacciai per coordinare strategie di gestione locale, un programma per documentare la biodiversità sui ghiacciai prima che vada perduta, l’identificazione e protezione rigorosa delle aree rifugio per le specie degli ambienti glaciali. Altrimenti “rischiamo di perdere un rilevante patrimonio naturalistico prima ancora di averlo compreso appieno”.

Mattia Cecchini (Le immagini sono state diffuse dal Muse, Museo delle Scienze di Trento)

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