Carlo Cottarelli ha lanciato una raccolta firme per chiedere che i programmi elettorali indichino costi e coperture, spiegando che l’obiettivo è restituire credibilità alla politica dopo promesse irrealizzabili che avrebbero richiesto fino a 140–150 miliardi l’anno. Ha ricordato che il suo disegno di legge, fermo in commissione al Senato, prevede che l’Ufficio parlamentare di bilancio verifichi le stime e le renda pubbliche, prendendo a modello esperienze come Olanda, Svezia e Canada.
Ha precisato che non si intende limitare il dibattito politico, ma imporre trasparenza: un partito potrà anche finanziare le misure con nuovo debito, purché lo dichiari. Ha ammesso che la sanzione più efficace sarebbe l’imbarazzo davanti agli elettori, pur non escludendo interventi normativi, e ha invitato a firmare sulla piattaforma della Fondazione Luigi Einaudi per accelerare l’esame parlamentare.
La proposta di Cottarelli non risolve tutti i mali della politica italiana, ma porta sul tavolo un principio di buona pratica democratica che singolarmente non è né tecnico né ideologico: se un partito chiede il voto, deve spiegare a chi vota quanto costerà il suo progetto e come intende pagarlo. È una richiesta di chiarezza che merita un dibattito serio. Chi è stanco delle promesse che evaporano con il primo bilancio deve pretendere che la trasparenza non resti un optional. In democrazia, il primo atto di responsabilità è dire la verità sui conti.
Diciamola tutta: molti candidati in campagna elettorale promettano “di tutto e di più” senza poi realizzare ciò che ha convinto i cittadini a votarli, contribuendo così alla sfiducia diffusa; ma è giusto sottolineare anche la responsabilità degli elettori, che dovrebbero scegliere con più attenzione, verificando proposte e coperture e non lasciandosi abbagliare dal canto delle sirene. Ma spesso siamo talmente “rapiti” dal personaggio del momento da non andare fino in fondo e riflettere su quanto ci sta promettendo.
di redazione AltovicentinOnline