Turchia, grande operazione contro la comunità Lgbtq+: 162 persone nel mirino, perquisizioni, locali controllati e organizzazioni colpite. Tutto, naturalmente, “in nome della famiglia”, perché quando lo Stato decide chi può essere famiglia, la libertà diventa improvvisamente un dettaglio.
Così, per il presidente Erdogan, la famiglia è al sicuro. Talmente al sicuro che per proteggerla servono poliziotti, perquisizioni, arresti, oscuramenti e irruzioni nei locali frequentati dalla comunità Lgbtq+. È questo il paradosso della nuova operazione lanciata in Turchia e battezzata con lo slogan ‘La mia famiglia è al sicuro’.
Ma dietro a queste parole rassicuranti, ci siano 162 persone finite nel mirino delle autorità, nove organizzazioni e tredici aziende coinvolte nei procedimenti, con operazioni condotte in 15 province, tra cui Istanbul e Ankara. La famiglia, evidentemente, aveva bisogno di una squadra antisommossa. Il ministro della Giustizia Akin Gurlek ha inserito l’operazione nel cosiddetto ‘Decennio della Famiglia’, progetto voluto dal presidente Recep Tayyip Erdogan per difendere i figli, la famiglia e l’ordine sociale.
L’ordine, dunque, è salvo. La libertà, invece, può aspettare.
di Redazione AltovicentinOnline
ph di repertorio: polizia turca giugno 2025