In Italia ci sono categorie che con il Fisco giocano a carte scoperte, e altre che continuano a nascondere più di qualcosa sotto il tappeto. I nuovi dati sugli Isa, gli indici sintetici di affidabilità fiscale, raccontano bene questa distanza: da una parte chi dichiara quasi tutto, dall’altra chi “dimentica” fatture e scontrini con una certa disinvoltura.
Gli Isa funzionano come una pagella da 1 a 10: sopra 8 si è considerati affidabili, sotto si entra nella zona grigia. E proprio mettendo a confronto i redditi di chi sta sopra o sotto questa soglia, emerge chi, in concreto, paga davvero le tasse e chi no.
Tra i più affidabili troviamo medici, dentisti, commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri e, in generale, le professioni sanitarie. Qui il divario tra chi è “promosso” dal Fisco e chi no è enorme. Un medico con Isa sopra 8 dichiara in media oltre 100 mila euro l’anno, mentre un collega meno affidabile si ferma attorno ai 38 mila. I dentisti “virtuosi” restano su cifre simili, sopra i 100 mila euro, mentre quelli con un punteggio basso si attestano poco sopra i 40 mila. I commercialisti, che con il Fisco ci lavorano ogni giorno, se hanno Isa alti dichiarano quasi 140 mila euro l’anno; quelli con affidabilità scarsa non arrivano a 51 mila.
Il quadro cambia completamente quando si passa ai settori dove il contante gira tanto e lo scontrino può ancora sparire facilmente. Ristoranti, bar, taxi, Ncc, ambulanti, concessionarie auto: qui il problema non è solo quanto si lavora, ma quanto si decide di far vedere al Fisco. Tra i ristoratori, chi ha Isa superiore a 8 dichiara in media più di 65 mila euro l’anno; chi non supera la soglia della “sufficienza” crolla a poco più di 15 mila. Una distanza che parla da sola. Anche tra tassisti e Ncc lo schema è simile: i contribuenti considerati affidabili hanno redditi medi sopra i 54 mila euro, quelli meno affidabili scendono a poco più di 33 mila.
Nel complesso, un passo avanti c’è stato: l’affidabilità fiscale delle partite Iva, rispetto al passato, è in crescita. Il concordato preventivo biennale ha spinto molti contribuenti a uscire dall’ombra e a trovare un accordo con il Fisco su quanto pagare. Ma non tutti stanno andando nella stessa direzione. Alcune categorie stanno migliorando: i negozi di alimentari, ad esempio, hanno visto aumentare in modo netto la quota di contribuenti affidabili; meglio anche psicologi, geometri, architetti e studi legali. In questi mondi professionali, l’idea di dichiarare correttamente il reddito sta diventando sempre più la norma.
Altrove invece si torna indietro. Tra i venditori ambulanti, gli agenti di commercio e le concessionarie auto la quota di contribuenti “promossi” dagli Isa sta calando. E non sono gli unici: anche tabaccai, bar e pasticcerie, negozi di arredamento e macellai vedono scendere, seppur in misura diversa, il numero di partite Iva considerate affidabili. Le farmacie fanno storia a sé: qui il crollo dell’affidabilità è pesante, ma legato soprattutto alla riduzione dei fatturati dopo il boom della pandemia.
Alla fine, il punto è uno: i numeri mostrano con una certa chiarezza chi, in Italia, le tasse le paga davvero e chi continua a sfruttare ogni spiraglio per sottrarsi all’appuntamento con il Fisco. E questa frattura non è un dettaglio tecnico, ma una questione di giustizia elementare: perché ogni euro non versato da chi evade finisce, prima o poi, sulle spalle di chi non ha mai smesso di fare la propria parte.
di redazione AltovicentinOnline