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Femminicidi, l’orrore non può diventare abitudine: «La vera sfida è agire prima»

“Ci sono parole alle quali non dovremmo mai abituarci. Femminicidio è una di queste. Eppure gli ultimi drammatici episodi di cronaca ci restituiscono ancora una volta storie di donne uccise proprio da chi aveva fatto parte della loro vita, trasformando un legame affettivo in possesso, controllo e infine violenza. La sensazione, di fronte al susseguirsi di queste tragedie, è che il fenomeno non stia arretrando e che, nonostante anni di battaglie, leggi e campagne di sensibilizzazione, la violenza contro le donne continui a rappresentare un’emergenza sociale e culturale. È questo che deve preoccuparci: il rischio che la ripetizione trasformi l’orrore in abitudine e che l’ennesimo femminicidio diventi soltanto un’altra notizia destinata a scomparire nel giro di pochi giorni”. Lo scrive Mariastella Giorlandino, presidente Fondazione Artemisia ETS, in una nota. “Dietro ogni nome non c’è un numero, ma una vita. Ci sono figli, genitori, amici, colleghi. Ci sono progetti interrotti e famiglie destinate a convivere per sempre con un’assenza. Gli ultimi episodi ci ricordano quanto sia necessario reagire prima che una nuova tragedia costringa ancora una volta il Paese a domandarsi che cosa avrebbe potuto fare. La storia dovrebbe averci insegnato quanto sia stato lungo il cammino delle donne verso la libertà”, aggiunge Giorlandino, spiegando che “le leggi sono cambiate, la società è cambiata, ma evidentemente non abbastanza. E proprio il modo in cui è cambiata la società ci impone oggi una riflessione ulteriore. Le relazioni sono diventate più complesse, i confini tra vita reale e dimensione digitale sempre più sottili e, talvolta, anche i segnali di una relazione squilibrata sono più difficili da distinguere”.

Secondo Giorlandino “viviamo inoltre in una società che negli ultimi decenni ha trasformato profondamente ruoli, abitudini e rapporti tra uomini e donne. È stato un cambiamento necessario, che ha accompagnato conquiste fondamentali di libertà e autonomia femminile. Ma ogni grande trasformazione sociale richiede anche la capacità di costruire nuovi punti di riferimento. Quando questi vengono meno, il rischio è che nelle relazioni si creino incomprensioni, fragilità e conflitti che non sappiamo più interpretare prima che degenerino”. Per questo “credo sia necessario recuperare un equilibrio autentico nel rapporto tra uomo e donna. Non significa tornare indietro, né riproporre ruoli che la storia ha giustamente superato. Significa andare avanti costruendo un rapporto nuovo, fondato sulla pari dignità, sul rispetto e sulla libertà reciproca. La conquista dell’autonomia femminile non può essere vissuta come una perdita di ruolo o di identità maschile, così come l’affermazione dell’uno non può mai richiedere la rinuncia alla libertà dell’altra”. Ed è “questo equilibrio che dobbiamo ricostruire, soprattutto nelle nuove generazioni”. Secondo la presidente di Fondazione Artemisia Ets “è anche questa una delle grandi sfide culturali del nostro tempo: educare non soltanto le donne a riconoscere la violenza e a chiedere aiuto, ma donne e uomini a costruire relazioni fondate sul rispetto, sul dialogo e sull’accettazione della libertà reciproca”. Ancora: “La repressione è indispensabile, ma interviene quando la violenza è già avvenuta. La vera sfida è riuscire ad agire prima”. Lo stalking, in particolare, “non deve mai essere sottovalutato”. Secondo Giorlandino “è proprio su questo principio che da anni si fonda l’impegno della Fondazione Artemisia ETS, che ho l’onore di presiedere. Abbiamo scelto di mettere al centro la persona e di costruire intorno alle donne che vivono situazioni di violenza, stalking o particolare fragilità una rete concreta di ascolto e assistenza. Attraverso un’équipe multidisciplinare di medici, psicologi e avvocati offriamo orientamento e percorsi personalizzati, perché uscire dalla violenza significa spesso dover affrontare contemporaneamente ferite fisiche, psicologiche, familiari e sociali”.

Ecco perché “a disposizione di chi vive una condizione di paura, violenza o persecuzione c’è il numero verde della Fondazione Artemisia ETS 800 967 510, attivo 24 ore su 24, attraverso il quale è possibile ricevere ascolto e assistenza. Chiedere aiuto può sembrare un gesto difficilissimo, soprattutto quando si è stati progressivamente isolati o intimiditi. Proprio per questo è essenziale che dall’altra parte ci sia una rete pronta ad ascoltare”. Negli anni, continua la presidente Giorlandino, “abbiamo voluto costruire questa rete anche attraverso la collaborazione con le istituzioni. Un passaggio particolarmente importante è rappresentato dal protocollo d’intesa con la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, nato per sviluppare iniziative finalizzate alla prevenzione, all’informazione e alla tutela delle vittime. Nell’ambito di questa collaborazione si inserisce anche il progetto Rigeneraderma,  dedicato alle donne che hanno riportato cicatrici invalidanti in conseguenza di reati commessi nell’ambito della violenza di genere o domestica. La collaborazione con la Polizia di Stato assume un valore che va oltre l’assistenza successiva alla violenza: significa diffondere conoscenza sul territorio, spiegare quali siano i primi segnali da non ignorare, far conoscere gli strumenti di tutela e incoraggiare le vittime a chiedere aiuto prima che sia troppo tardi. Particolare attenzione viene dedicata alle donne che hanno riportato sfregi o gravi lesioni in conseguenza della violenza, accompagnandole, con il contributo di specialisti qualificati, in percorsi di cura e ricostruzione che non riguardano soltanto il corpo, ma anche la possibilità di recuperare fiducia, autonomia e dignità”. Tornando alla prevenzione, “assume particolare rilievo il Protocollo d’intesa sottoscritto tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) e la Fondazione Artemisia Ets, che riconosce il valore scientifico, civico e formativo del percorso Artemisia Academy – Formazione Scuola-Lavoro. È un riconoscimento importante, che rafforza l’impegno della Fondazione nel portare nel mondo della scuola competenze, conoscenze e strumenti capaci di contribuire alla crescita consapevole dei più giovani. La formazione diventa così anche prevenzione”. In conclusione, “con la Fondazione Artemisia ETS, continueremo a esserci: nell’ascolto, nella prevenzione, nella formazione, nell’assistenza e soprattutto accanto a chi trova la forza di chiedere aiuto. Continueremo a farlo insieme alle istituzioni e alle Forze dell’ordine, cercando di costruire quella rete di protezione che può fare la differenza tra una richiesta d’aiuto rimasta inascoltata e una vita salvata”.

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