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Gettonisti d’oro mentre il Servizio sanitario arranca: 35 mila euro in un mese per un solo medico

C’è qualcosa che non torna nel sistema sanitario italiano. Mentre medici strutturati lavorano per anni con stipendi che raramente superano i 3.000–4.000 euro netti al mese, c’è chi, nello stesso sistema pubblico, riesce a guadagnare in trenta giorni quello che un collega mette insieme in quasi un anno.

È il caso, riportato da Il Fatto Quotidiano, di un medico ultrasettantenne “gettonista” con partita Iva che presta servizio negli ospedali della provincia di Frosinone. Nel solo mese di gennaio 2026 avrebbe lavorato 442 ore, coprendo circa 36 turni da 12 ore ciascuno, arrivando a percepire un compenso che supera i 35 mila euro lordi.

Una cifra che inevitabilmente fa discutere e che accende nuovamente i riflettori sul sistema dei cosiddetti “gettonisti”: professionisti esterni pagati a prestazione per coprire turni nei reparti più in difficoltà, soprattutto nei Pronto Soccorso. Un sistema nato come soluzione temporanea alla carenza di personale ma che, negli ultimi anni, è diventato sempre più diffuso e sempre più costoso per le casse pubbliche.

Il confronto con i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale è impietoso. Un dirigente medico neoassunto guadagna mediamente meno di 3.000 euro netti al mese, cifra che può salire attorno ai 4.000 euro per i professionisti più anziani. In altre parole, il “super-gettonista” di Frosinone avrebbe incassato in un solo mese l’equivalente di molti mesi di lavoro di un collega strutturato che garantisce la continuità del servizio pubblico.

Una situazione che alimenta polemiche e che ha già portato all’annuncio di un’interrogazione urgente al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, per fare chiarezza sui costi e sull’utilizzo di questo tipo di contratti.

Di fronte alle critiche, la Direzione Strategica della ASL di Frosinone ha diffuso una nota per ridimensionare il caso. L’azienda sanitaria precisa che la cifra riportata riguarda un importo lordo, come previsto dalle tariffe per il lavoro svolto, e che il periodo considerato coincide con una fase particolarmente critica: assenze di personale medico, picco influenzale e il rinvio dell’avvio della gara d’appalto per i servizi di emergenza-urgenza, inizialmente prevista per il 1° gennaio 2026.

Secondo la ASL, il ricorso ai gettonisti sarebbe stato dunque una scelta obbligata per garantire la copertura dei turni e mantenere operativi i quattro Pronto Soccorso della provincia. L’azienda ricorda inoltre che, nonostante l’attivazione di una procedura concorsuale per l’assunzione di 20 medici di Pronto Soccorso, non è arrivata alcuna candidatura, rendendo impossibile procedere con le assunzioni previste.

Nel frattempo è stata avviata una gara d’appalto per i servizi di emergenza-urgenza, con l’obiettivo di costruire un modello organizzativo più stabile. La piena operatività del nuovo sistema è entrata in vigore il 15 febbraio 2026.

Ma la questione resta aperta e il caso di Frosinone riaccende un dibattito ormai nazionale: quello di un sistema sanitario che fatica ad assumere medici, mentre spende cifre sempre più elevate per pagare professionisti esterni.

Una contraddizione che molti cittadini fanno fatica a comprendere: da una parte la cronica carenza di personale, dall’altra compensi che raggiungono cifre da capogiro. E nel mezzo un servizio pubblico che continua a reggersi su soluzioni emergenziali diventate, ormai, quasi la normalità.

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