Un atto d’accusa contro la deriva di una società “tanatofila”, che ha finito per dimenticare il valore dell’esistenza e ha ribaltato i ruoli educativi fondamentali. Nel suo nuovo saggio Dopo il diluvio – Riscoprire la saggezza educativa per salvare i nostri ragazzi, edito da Solferino, Susanna Tamaro affronta i nodi centrali del disagio giovanile. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità, la scrittrice ripercorre le tappe di una crisi che definisce antropologica, individuando nella perdita d’autorità e nell’incapacità di gestire il dolore le cause principali della fragilità dei ragazzi.
Un’avversione per l’esistenza che si riflette direttamente nei comportamenti e nelle sofferenze dei più giovani. “Quando ci si guarda intorno e si incontrano le persone ci si accorge di una deriva che produce disperazione e distruzione- spiega l’autrice- È in continuo aumento la quantità di ragazzi che abusano di alcol e stupefacenti, che si devastano nella ricerca dello sballo, che praticano forme di autolesionismo. Tutti questi fenomeni sono il segno di una società che non ama la vita ed è incapace di affrontare il futuro”.
Secondo la scrittrice, le prime crepe strutturali sono emerse negli anni Novanta con il venir meno dei fondamenti etici e l’esposizione precoce dei bambini al caos informativo dei media digitali. Un quadro drammaticamente peggiorato durante l’emergenza sanitaria: “Il Covid è stato uno spartiacque tra un prima e un dopo e, purtroppo, questo dopo manda bagliori molto sinistri”, dichiara la scrittrice, sottolineando come l’isolamento e l’uso prolungato della didattica a distanza abbiano alimentato forme d’ansia del tutto inedite.
L’esito di questo impianto educativo rinunciatario si manifesta al primo impatto con le difficoltà reali. “Alla prima difficoltà i nostri giovani crollano- evidenzia Tamaro-Oggi c’è una preoccupazione continua, un’iperprotettività tossica, ultimamente diseducativa perché crea persone deboli”. Per la scrittrice, la vera maturazione passa invece attraverso la capacità di rinunciare: “Crescere vuol dire saper scegliere e sapere che, scegliendo, si rinuncia a qualcosa. Ma sono proprio quelle rinunce a costruire l’impalcatura solida della vita”.
I corsi sull’affettività negli istituti scolastici? “A Valditara consiglio di farli prima ai genitori, per indirizzarli. Il problema evidentemente sta nel manico, nello stato di fragilità e di confusione in cui vivono ormai la maggior parte dei genitori”.
Nonostante il quadro desolante, la scrittrice intravede una via d’uscita proprio nel rifiuto del caos contemporaneo. Interrogata su dove scorga un segnale di speranza, la risposta si affida alla ricerca di dimensione interiore. “Nel sempre maggiore bisogno di silenzio delle persone. Il livello di confusione è tale che sta nascendo un prepotente desiderio di discernimento e di vera libertà interiore. Negli anni abbiamo visto crescere in maniera esponenziale il fenomeno dei cammini. E i cammini ci parlano di persone in ricerca di senso e di silenzio. L’invisibile parla nel silenzio”.