Il recente report dell’Inail evidenzia una realtà allarmante per il Veneto: nel 2025, la regione ha registrato quasi 72mila denunce di infortuni sul lavoro. Questo dato non fa che sottolineare l’urgenza di riportare la sicurezza ai livelli di priorità che merita. Ieri, mercoledì 18 febbraio, un operaio 32enne di origine africana ha perso la vita in un incidente sul lavoro a Isola della Scala, Verona. Il giovane è deceduto sul colpo dopo essere rimasto impigliato in un macchinario in un’azienda agricola che produce e confeziona uova. Questo evento tragico riaccende il dibattito sulla necessità di misure di sicurezza più rigorose. Lo stesso neo assessore alla Sanità del Veneto Gino Gerosa ha promesso, nei suoi primissimi giorni di mandato, impegno su questo tema
Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico, insieme al Vicepresidente del Consiglio regionale, Andrea Micalizzi, esprime forte preoccupazione per il notevole incremento di circa 1.700 casi rispetto all’anno precedente. “Le 71.867 denunce, con il comparto dell’industria e dei servizi che rappresenta la maggior parte degli incidenti, dimostrano che la prevenzione non può essere sacrificata”, afferma Manildo.
Il settore “metalli e macchinari” si trova in cima alla lista per numero di infortuni, seguito da “costruzioni e impianti”. Manildo sottolinea la necessità di destinare più fondi agli Spisal per rafforzare la vigilanza nelle imprese. Meno personale, meno controlli, si sa.
Negli ultimi anni, l’incidenza degli infortuni sul lavoro ha raggiunto livelli tali da rischiare di diventare parte di una drammatica routine. È come se ci fossimo assuefatti a queste tragiche notizie, accettandole fatalisticamente come una realtà inevitabile. Questa indifferenza collettiva rappresenta una resa inaccettabile: nessun lavoro dovrebbe comportare il rischio di perdere la vita, e nessun incidente dovrebbe essere considerato normale. È essenziale ritrovare l’indignazione e la determinazione necessarie per esigere condizioni di sicurezza adeguate in ogni ambiente lavorativo. Solo così possiamo onorare la dignità umana e il diritto alla vita, spezzando il ciclo di apatia e fatalismo che minaccia di anestetizzare la nostra società.