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A Legnago il sindaco presenta il conto ai genitori dei maranza : “basta sussidi”

A Legnago, in provincia di Verona,  non li chiamano più semplicemente “ragazzi” o “teppistelli”. Quando si passa dagli schiamazzi alle rapine, dagli atteggiamenti da bulli alle aggressioni, il diminutivo diventa un alibi. E di alibi il sindaco Paolo Longhi sembra avere piene le tasche, tanto da chiamare in causa le famiglie, specie quelle che prendono i sussidi: “se genitori inadempienti con il percorso sociale del proprio figlio, basta a contributi”.

A provocare questa linea dura del primo cittadino di Legnago l’episodio, l’ennesimo, che vedrebbe coinvolti dei minorenni. Due quindicenni, infatti, sarebbero finiti nei guai dopo una serie di episodi violenti: uno scippo ai danni di un’anziana, scaraventata a terra, e una rapina in tabaccheria, con il titolare colpito alla testa con una bottiglia. Ragazzi, sì. Ma ragazzi già conosciuti alle forze dell’ordine. E qui finisce la parte in cui qualcuno può cavarsela con un’alzata di spalle e il solito “sono giovani”.

Insomma,  la gioventù non da’ il diritto di  di terrorizzare chi cammina per strada. Quindi, il sindaco Longhi ha scelto di usare una parola che oggi sembra quasi rivoluzionaria: responsabilità. E l’ha accompagnata con una proposta destinata a provocare discussioni: intervenire sui contributi e sulle agevolazioni comunali nei confronti delle famiglie che, secondo criteri da definire, non collaborino nei percorsi educativi dei figli. Una linea forte, senza dubbio. Ma soprattutto una domanda scomoda: se un minorenne continua a delinquere e gli adulti chiamati a educarlo non collaborano, quanto può ancora farsi carico la collettività delle conseguenze?

Basta con il “sono ragazzi”
C’è una frase che torna puntuale ogni volta che un adolescente viene coinvolto in episodi di violenza: “sono ragazzi”, minimizzando le loro gesta. Ma il punto è proprio questo: sì, sono ragazzi e se si comportano così è un problema, perché a quindici anni non si pretende la saggezza di un adulto, ma si dovrebbe almeno conoscere la differenza tra una bravata e una rapina. Tra una provocazione e un’aggressione. Tra fare casino e mandare una persona in ospedale. La parola “ragazzata” non può diventare una gomma per cancellare tutto. E nemmeno il termine “maranza” dovrebbe trasformarsi nella scorciatoia opposta: un’etichetta buona per mettere tutti nello stesso calderone. Il punto non è come si vestono, che musica ascoltano o da dove vengono le loro famiglie. Il punto è quello che fanno. Se rapinano, aggrediscono, minacciano e continuano a farlo nonostante precedenti interventi delle autorità, il problema è il comportamento. Punto.

Il messaggio del sindaco è chiaro
Longhi prova a spostare il bersaglio della discussione: non soltanto repressione dopo il reato, ma responsabilità prima che il ragazzo arrivi al prossimo reato. E qui entra in gioco la famiglia: perché se un figlio minorenne viene preso più volte per comportamenti non ci si può limitare a scuotere la testa davanti all’ennesimo verbale e aspettare che sia qualcun altro a occuparsene e la famiglia non può abdicare dal proprio ruolo quando scuola, servizi sociali e istituzioni chiedono collaborazione.

di Redazione AltovicentinOnline

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