“Chi lasceresti a casa? Chi non ha figli? Chi è stato assunto da meno tempo?”. Il quesito shock è stato distribuito, nelle scorse settimane, da un’azienda di componenti elettrici di Castelfranco Veneto (Treviso), la “Bluergo”, ai propri dipendenti. L’azienda occupa una sessantina di dipendenti tra uomini e donne, che hanno contestato l’argomento, paragonandolo alla fiction coreana “Squid Game”, dove le persone vengono messe una contro l’altra. Tra le possibili motivazioni per “lasciare a casa” i colleghi viene chiesto di scegliere tra i volontari, le persone in part-time, le persone senza carichi di famiglia, i dipendenti più giovani, o altro. Ai dipendenti viene chiesto di rispondere indicando nome e cognome.
Solo una decina di questionari sarebbero stati compilati e restituiti all’azienda. La dirigenza della Bluergo ha definito l’iniziativa come uno strumento di ascolto: “È solo un’indagine interna per testare il clima aziendale. Il mercato è in crisi e il nostro obiettivo è quello di scongiurare i licenziamenti”, ha dichiarato il titolare, Bruno Scapin. Ma i dipendenti chiedono chiarezza sulle reali intenzioni dell’azienda e sulle prospettive occupazionali.
Sulla vicenda è intervenuta la Fiom Cgil di Treviso, che ha espresso “la propria indignazione e il profondo sconcerto”. “Questa pratica – afferma il sindacato in una nota -, che trasforma un momento di crisi e già drammatico in un gioco crudele, è un attacco alla dignità dei lavoratori e una manipolazione inaccettabile della solidarietà che dovrebbe regnare tra colleghi”. Per il segretario generale della categoria, Manuel Moretto, “non è solo una mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici, ma un tentativo di disgregare il tessuto sociale di un’azienda. In un momento di difficoltà, l’unità dovrebbe essere la risposta, non la divisione. Questi metodi non rappresentano nemmeno una consultazione democratica. Non permetteremo – conclude – che i lavoratori siano costretti a giocare a questa partita umiliante”.
Fonte Ansa