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Euro 5. Il rinvio divide il Veneto: “così si rimanda il conto dell’inquinamento”

La Regione punta a posticipare al 2027 lo stop ai diesel Euro 5. Il Partito Democratico chiede dati sulle misure compensative e rilancia il tema della salute pubblica: “non basta prendere tempo”. Per la seconda volta il Veneto prova a spostare in avanti una delle misure più controverse della lotta allo smog: il blocco dei veicoli diesel Euro 5. Dopo il primo rinvio dal 2025, la Regione intende ora posticiparne l’entrata in vigore al 2027, sostenendo che il mancato stop sarà compensato da altri interventi contro l’inquinamento atmosferico.

La proposta è stata illustrata in seconda commissione consiliare dall’assessore regionale Elisa Venturini. Sul tavolo ci sono misure alternative come il divieto di utilizzare biomasse per il riscaldamento durante gli episodi di maggiore inquinamento, l’incentivazione dello smart working e il lavaggio delle strade nei capoluoghi più popolo.

Ma una domanda resta aperta: questi interventi sono davvero sufficienti a compensare il mancato blocco dei diesel Euro 5? È su questo punto che si concentra la presa di posizione del consigliere regionale del Partito Democratico Antonio Dalla Pozza. Secondo l’esponente dem, la Regione non ha ancora presentato dati in grado di dimostrare l’efficacia delle misure sostitutive. La questione, osserva Dalla Pozza, non riguarda soltanto la transizione ecologica o l’impatto economico sulle famiglie. Alla base dello stop agli Euro 5 c’è infatti l’Accordo di Bacino Padano del 2017, sottoscritto anche dal Veneto, nato per rispondere alle procedure d’infrazione europee nei confronti dell’Italia per il superamento dei limiti di PM10. Un percorso che ha portato anche alla condanna del nostro Paese.

Per il consigliere democratico il nodo centrale è la salute pubblica, “che ogni anno porta migliaia di persone alla morte o al ricovero per disturbi collegati a patologie cardiovascolari o respiratorie, senza dimenticare gli effetti a lungo termine sull’organismo e sul sistema immunitario, in particolare per la frazione più piccola delle particelle in sospensione. Di certo non si tratta genericamente di “ecologia”, come vorrebbe far credere il Presidente Stefani. Nei Comuni di maggior dimensione, come testimoniano gli stessi dati della Regione, la componente di inquinamento derivante dai trasporti è maggiore percentualmente rispetto a quella che si trova negli ambiti rurali, e quindi il cortocircuito appare piuttosto macroscopico quando si rinvia lo stop ai mezzi inquinanti proprio nei Comuni di maggior dimensione. Tuttavia, proprio perché questo tema non è da affrontare ideologicamente, diamo un’apertura di credito all’assessore Venturini e attendiamo proposte e dati analitici di confronto prima di esprimere un giudizio sul provvedimento”.

Pur senza chiudere la porta al confronto, il Pd parla di una semplice “apertura di credito” nei confronti dell’assessore Venturini. Tradotto: il giudizio definitivo arriverà soltanto quando saranno presentate analisi tecniche e dati comparativi sull’efficacia delle misure alternative. Nel frattempo il partito chiede un cambio di passo. L’obiettivo, sostiene Dalla Pozza, dovrebbe essere una strategia regionale uniforme, evitando che ogni Comune adotti regole diverse durante i mesi più critici dell’anno. Tra le richieste figurano maggiori investimenti “sul trasporto pubblico locale, in una Regione che è agli ultimi posti in Italia per contribuzione propria rispetto a quanto proviene dal Fondo Nazionale Trasporti, e fondi specifici per lavare con maggior frequenza le strade, per rottamare veicoli e impianti termici obsoleti, oltre ad incentivi per le aziende con capacità emissiva maggiore. Solo in questo modo – conclude Dalla Pozza – il rinvio avrà un senso e non peserà sulle famiglie venete con costi sanitari, e quindi anche economici, esorbitanti. È tempo di agire, e non solo di prendere tempo e rimandare a domani la risoluzione di un problema che si trascina da anni”.

di Redazione AltovicentinOnline

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