“Esprimo la piena solidarietà e la vicinanza di tutti i veneti ad Azmeri Haque Badhon, l’attrice bengalese che si trova a Venezia per la Mostra del Cinema, dove presenta il film ‘The Difficult Bride’, e che è stata aggredita a Mestre da alcuni connazionali”. Ma oltre all’attestato di vicinanza, – dichiara Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto, va anche detto che “l’episodio che l’ha coinvolta è gravissimo e va condannato con assoluta fermezza. Nessuno può essere aggredito, insultato o intimidito per le proprie idee, per il proprio impegno civile o per le proprie posizioni, qualunque esse siano”. È dunque “inaccettabile- insiste Stefani- che un’attrice arrivata nella nostra regione per partecipare a una manifestazione internazionale sia stata vittima di un’aggressione proprio in virtù delle sue idee. Il Veneto è una terra di libertà, di rispetto e di convivenza civile: chi vive qui deve rispettare le leggi e i principi fondamentali della nostra comunità. Mi attendo una condanna ferma ed inequivocabile anche da parte della comunità bengalese di Mestre e delle sue rappresentanze. Questo vale a maggior ragione in un momento nel quale viene avanzata la richiesta della realizzazione di una moschea. Mi aspetto- conclude- una presa di posizione chiara, senza ambiguità e senza distinguo, contro quanto accaduto ad Azmeri Haque Badhon. Confido che le autorità faranno piena luce sull’accaduto e individueranno i responsabili”.
Esprime la “più ferma condanna e la massima solidarietà all’attrice bengalese Azmeri Haque Badhon, vittima di una vile aggressione a Mestre” anche Monica Sambo, consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Cultura, parlando di “un vero e proprio atto di violenza politica: non possiamo tollerare che sul nostro territorio si consumino vendette di questo tipo o intimidazioni d’odio”. Quanto accaduto “è di una gravità inaudita. L’attrice è stata colpita, inseguita, derubata del telefono e bersagliata con insulti sessisti davanti ai propri familiari, mentre i suoi aggressori trasmettevano l’atto in diretta streaming. Una spedizione punitiva per l’impegno civico e democratico che l’artista ha testimoniato attivamente durante le proteste del luglio 2024 che avevano portato alla caduta del governo in Bangladesh. Auspico venga fatta rapidamente piena luce sull’episodio e che gli autori di questo gesto vengano affidati alla giustizia. Ad Azmeri Haque Badhon va il nostro abbraccio e il nostro totale sostegno: la cultura e la libertà di pensiero non si fermano davanti alla violenza”, conclude Sambo.