Nel Consiglio regionale del Veneto tre dipendenti su quattro hanno già sperimentato l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro. Lo rivela un’indagine condotta su 203 dipendenti (l’89% della platea potenziale), da cui risulta anche che il 72% è disponibile a sperimentare di più. Il 77% dichiara inoltre di verificare abitualmente le fonti e il 70% vuole contribuire a individuare le applicazioni più utili. La ricerca è stata condotta in collaborazione con ‘Lifeed’, anche con l’obiettivo di fare formazione e accompagnamento alla transizione verso l’Ia generativa nella Pubblica amministrazione. I risultati dello studio, condotto nel 2026, sono illustrati nel rapporto ‘GenAI-Key Human Skills for AI Transition’. Dalla ricerca emerge dunque una “forte propensione al cambiamento”: da sottolineare che il 48% dei dipendenti del Consiglio regionale lavora nell’ente da oltre 15 anni. Il 41% utilizza l’Ia almeno una volta alla settimana, mentre il 34% vi ricorre occasionalmente. Il 31% degli intervistati inoltre utilizza l’intelligenza artificiale più nella vita privata che in quella professionale. Più in generale, il 46% dei dipendenti manifesta interesse verso la nuova tecnologia, il 42% prudenza e il 37% curiosità, mentre diffidenza e preoccupazione sono tra il 5% e il 6%. Più di un lavoratore su due chiede inoltre sperimentazioni guidate su casi concreti, mentre il 35% considera importante disporre di criteri condivisi su modalità di utilizzo, limiti e responsabilità. Il 44% auspica maggiori occasioni di confronto tra colleghi.
Accanto all’indagine generale, il percorso ha previsto un approfondimento con un gruppo pilota su tre aree: autoefficacia, competenze relazionali, competenze cognitive. Questa analisi ha evidenziato “capacità già consolidate, in particolare nel pensiero analitico, nella comunicazione, nel problem solving e nell’ascolto”. Competenze tipicamente umane, dunque, considerate però determinanti anche nell’era dell’intelligenza artificiale. Su queste basi il Consiglio regionale ha intrapreso un percorso di formazione per valorizzare ancora di più agilità mentale, pensiero critico e capacità di valutazione degli strumenti digitali. Dallo studio emergono anche quattro direttrici sulle quali sviluppare ulteriormente il progetto: percorsi formativi differenziati secondo i livelli di familiarità con l’Ia; sperimentazioni concrete legate alle attività della pubblica amministrazione (come ricerca normativa e gestione degli atti); definizione di strumenti e regole condivise per garantire sicurezza, riservatezza e qualità; valorizzazione del confronto tra colleghi e del ruolo delle figure di coordinamento. L’obiettivo è dotare il Consiglio regionale di un modello organizzativo in cui l’intelligenza artificiale contribuisce progressivamente a semplificare le attività, accelerare le procedure, supportare l’analisi delle informazioni e migliorare il lavoro di assistenza ai procedimenti legislativi, con potenziali ricadute positive anche sulla capacità di risposta ai cittadini e al territorio.
“Questo studio ci consegna un messaggio estremamente positivo- commenta il presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia- i nostri dipendenti dimostrano interesse, competenze solide e soprattutto la volontà di essere protagonisti dell’innovazione. Non dobbiamo immaginare l’intelligenza artificiale come una tecnologia destinata a sostituire le persone, ma come uno strumento capace di valorizzarne il lavoro. Nei nostri uffici esiste un patrimonio di professionalità, conoscenze e memoria istituzionale che nessun algoritmo potrà sostituire. La sfida è mettere questo patrimonio nelle condizioni di esprimere ancora più valore, riducendo la burocrazia, velocizzando i processi e liberando tempo da dedicare alle attività più importanti. Con un principio che deve restare fermo: il controllo delle fonti, la valutazione degli atti e la responsabilità delle decisioni rimangono sempre nelle mani delle persone. La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo, non viceversa”. Con questo progetto, conclude Zaia, “il Consiglio regionale del Veneto dimostra che anche le Istituzioni possono essere protagoniste dell’innovazione. Non ci siamo limitati a parlare di intelligenza artificiale: abbiamo scelto di studiarne concretamente le opportunità per il nostro lavoro, coinvolgendo i dipendenti e investendo sulla formazione. È un modello che può rappresentare un riferimento anche per altre pubbliche amministrazioni. Perché la vera rivoluzione non sarà avere computer sempre più intelligenti, ma istituzioni sempre più capaci di lavorare meglio e dare risposte tempestive ai cittadini”.