«Sono molto preoccupato. Nel dibattito politico tutto è comunicazione senza preoccuparsi del merito. Si usano temi seri ed importanti per aizzare i propri tifosi, tutto è sacrificabile per il consenso alle prossime elezioni. Sacrificabile la separazione tra i poteri, sacrificabile lo stato di diritto, sacrificabile il senso delle istituzioni. Il caso Roggero è in questo senso emblematico».
Il richiamo, espresso anche sui canali social, viene dal capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Giovanni Manildo, che entra così nel merito del dibattito sulla legittima difesa, scaturito a seguito della conferma, da parte della Corte di Cassazione, della sentenza che condanna il gioielliere Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo il 28 aprile 2021.
L’esponente dem parla di «Dichiarazioni superficiali, senza approfondire. Tutti esperti di Diritto Penale, tutti conoscitori del processo, tutti che si sentono in diritto di criticare. In questo contesto anche Il ministro Nordio continua a inanellare dichiarazioni ed iniziative che non mi sarei mai aspettato da un ex Procuratore della Repubblica che conosce la Legge. Per fortuna – conclude Manildo – il Presidente Mattarella c’è. Con garbo, senso istituzionale e calmo carisma».
Caso Roggero, il procuratore Mazzeo: «Non fu legittima difesa, ma una reazione violenta a scoppio ritardato»
Le parole del procuratore capo di Asti, Biagio Mazzeo, riaccendono il dibattito sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori dopo l’assalto alla sua attività. In un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera, il magistrato, titolare dell’accusa nel processo di primo grado, ha rivendicato la correttezza dell’impianto accusatorio e della sentenza, ribadendo che «non è stata legittima difesa, ma una reazione violenta a scoppio ritardato».
Secondo Mazzeo, il punto decisivo della vicenda è giuridico prima ancora che emotivo. Il procuratore richiama l’articolo 52 del Codice penale, sottolineando che la legittima difesa presuppone l’esistenza di una minaccia concreta e attuale. Nel caso Roggero, invece, gli elementi raccolti nel processo e le immagini delle telecamere avrebbero dimostrato che i rapinatori erano già usciti dal negozio e stavano fuggendo quando il gioielliere aprì il fuoco.
«Se la minaccia è cessata – afferma Mazzeo – non si può più parlare di legittima difesa. Diventa una reazione, magari comprensibile sul piano umano, ma ingiustificabile su quello giuridico». Il procuratore evidenzia anche come il giudizio sarebbe stato diverso qualora gli spari fossero stati esplosi all’interno della gioielleria durante la rapina. In quella circostanza, spiega, la Procura avrebbe chiesto l’archiviazione oppure sarebbe comunque arrivata un’assoluzione, poiché la situazione avrebbe potuto integrare i presupposti della legittima difesa.
“Noi appliachiamo la legge”
Nell’intervista, Mazzeo interviene anche sul confronto politico che da anni accompagna il caso Roggero. «Noi applichiamo le leggi», osserva, ricordando che tre gradi di giudizio e numerosi magistrati sono giunti alle stesse conclusioni. Se le norme vengono ritenute inadeguate, aggiunge, spetta al Parlamento modificarle e non ai giudici.
Pur difendendo l’attuale interpretazione della normativa, il procuratore non esclude possibili interventi legislativi. Tra le ipotesi cita una riduzione della pena legata all’età dell’imputato o un ampliamento dell’attenuante della provocazione. Allo stesso tempo auspica una semplificazione dell’articolo 52 del Codice penale, che definisce oggi eccessivamente complesso.
Mazzeo si sofferma anche sulla richiesta di grazia avanzata per Roggero, invitando però alla prudenza. Ricorda che il Presidente della Repubblica valuta questi provvedimenti con particolare rigore e che, allo stato attuale, ritiene prematuro affrontare il tema, eventualmente valutabile solo dopo l’espiazione di una parte della pena.
Tra gli aspetti che, secondo il magistrato, avrebbero alimentato equivoci nell’opinione pubblica, vi è la convinzione che il gioielliere fosse stato vittima di numerose rapine. «In realtà – precisa – ne risulta una sola». Così come ritiene errata l’idea che Roggero abbia reagito nell’immediatezza dell’aggressione: la ricostruzione processuale, ribadisce, descrive invece «una reazione estremamente violenta a scoppio ritardato».
L’intervista si conclude con una riflessione più ampia sul peso umano dell’uso delle armi. Anche nei casi in cui ricorrano i presupposti della legittima difesa, afferma Mazzeo, togliere la vita a una persona significa «moltiplicare le vittime», perché chi spara porta con sé conseguenze che lo segnano per sempre.
di redazione AltovicentinOnline