Un mieloma multiplo non diagnosticato per tempo, un peggioramento irreversibile della funzionalità renale e, a distanza di dieci anni dall’esordio della malattia, cure ancora in corso. È la storia di un 72enne bellunese che si è conclusa, almeno sul piano economico, con un maxi risarcimento da 500 mila euro a carico dell’Ulss Dolomiti, per quello che i consulenti definiscono un «ritardo diagnostico». La notizia ha avuto ampio risalto su Corriere del Veneto.
I sintomi ignorati e l’occasione mancata
Tutto comincia nel 2016. L’uomo, allora 62enne, inizia a lamentare un marcato stato di malessere e si rivolge al proprio medico di medicina generale. Vengono prescritti alcuni esami del sangue, i cui risultati presentano già valori sospetti. Nonostante questo, secondo la ricostruzione, il quadro non viene approfondito e il paziente non viene indirizzato ad accertamenti specialistici.
Nei mesi successivi le condizioni non migliorano, anzi peggiorano lentamente, fino al settembre 2017, quando l’uomo è costretto a recarsi al pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Belluno per un improvviso aggravamento del suo stato di salute.
La diagnosi in ospedale: mieloma e insufficienza renale grave
In ospedale, dopo i primi esami, il quadro appare subito chiaro: mieloma (un tumore del sangue), grave insufficienza renale e anemia severa. Viene avviata immediatamente una terapia aggressiva, fatta di chemioterapia, dialisi e numerosi farmaci, trattamento che prosegue tuttora.
Ma per i legali del paziente, a quel punto il danno era già stato fatto: un anno di ritardo nella diagnosi avrebbe consentito alla malattia di progredire indisturbata, compromettendo in modo irreversibile i reni.
La battaglia legale e l’accordo con l’Ulss
Resosi conto della gravità della situazione, il pensionato decide di rivolgersi al gruppo Giesse, società specializzata nell’assistenza ai cittadini nei casi di presunta malasanità.
«Secondo i nostri medici legali – spiega Gennaro Pisacane, referente di Giesse risarcimento danni di Belluno al Corriere del Veneto – il ritardo diagnostico ha permesso alla patologia di avanzare, causando un pesante danno renale. Dal 2017 la vita del nostro assistito è scandita da cure continue ed è stato riconosciuto invalido al cento per cento».
La perizia dei consulenti di parte viene sottoposta all’attenzione dell’Ulss Dolomiti. Dopo una serie di trattative tra i legali dell’azienda sanitaria e quelli del paziente, si arriva a un accordo stragiudiziale: l’Ulss accetta di versare 500 mila euro a titolo di risarcimento per i danni subiti dall’uomo.
Un esborso significativo per le casse pubbliche, che riaccende i riflettori sulla necessità di una maggiore attenzione ai segnali d’allarme che emergono già nella medicina di base, prima che la malattia arrivi in ospedale quando, spesso, è già troppo tardi.
di Redazione AltovicentinOnline