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Notizie del Veneto. Il libro sul clima distribuito nelle scuole : la polemica sui negazionisti e sui 29.500 euro di fondi pubblici

Un volume dedicato ai cambiamenti climatici, pubblicato dal Comune di Belluno e distribuito anche nelle scuole superiori della città, è diventato al centro di una controversia che coinvolge scienziati, istituzioni, associazioni e rappresentanti politici. Nel mirino sono finite alcune affermazioni contenute nel contributo del geologo Giorgio Giacchetti, presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, giudicate non coerenti con le attuali conoscenze scientifiche sul riscaldamento globale.

Il libro si intitola Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni e nasce dagli interventi del convegno omonimo organizzato dal Comune di Belluno il 25 ottobre 2025 a Palazzo Crepadona. Il programma dell’incontro comprendeva temi diversi, dalla crisi climatica alla resilienza dei territori, dal rischio idrogeologico al piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Il volume non contiene dunque esclusivamente il contributo contestato. Raccoglie gli interventi di diversi tecnici ed esperti che parteciparono all’iniziativa. La polemica si è concentrata in particolare sul testo firmato da Giacchetti, nel quale viene sostenuto che l’aumento delle temperature osservato negli ultimi decenni rientrerebbe nei cicli climatici naturali e sarebbe riconducibile anche a fenomeni di origine astronomica, ridimensionando il ruolo delle emissioni antropiche. Il contributo mette inoltre in discussione l’interpretazione della relazione tra CO₂ e aumento delle temperature e la solidità dei modelli climatici.

Il confronto con la scienza del clima

È su questo punto che si concentra la principale contestazione della comunità scientifica.

Il VI Rapporto di valutazione dell’IPCC afferma che è «inequivocabile» che l’influenza umana abbia riscaldato atmosfera, oceani e terre emerse rispetto all’epoca preindustriale. Il rapporto di sintesi del 2023 specifica inoltre che le attività umane, soprattutto attraverso le emissioni di gas serra, hanno inequivocabilmente causato il riscaldamento globale.

L’IPCC riconosce naturalmente l’esistenza della variabilità climatica naturale. La questione scientifica, però, è stabilire quale sia il fattore dominante dell’attuale riscaldamento. Secondo l’analisi dell’IPCC, il contributo dei fattori naturali non spiega l’entità del riscaldamento osservato nel periodo contemporaneo, mentre l’influenza antropica è stata identificata come la causa principale.

Anche l’aumento delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica viene ricondotto dall’IPCC alle attività umane, sulla base di diverse linee di evidenza, comprese osservazioni atmosferiche, isotopi e dati sulle emissioni.

Il CNR: «Non coerente con le attuali conoscenze»

A intervenire sulla vicenda è stato anche il Consiglio nazionale delle ricerche. In una nota del 22 settembre, l’Istituto di Geoscienze del CNR ha condiviso le critiche della comunità scientifica alle affermazioni contenute nel contributo di Giacchetti.

Il CNR sostiene che la tesi secondo cui le emissioni antropiche avrebbero un ruolo trascurabile nel riscaldamento globale e che l’origine del fenomeno sarebbe prevalentemente riconducibile a cicli naturali «non è coerente con le attuali conoscenze». L’istituto richiama esplicitamente la letteratura scientifica e i rapporti dell’IPCC, secondo i quali le attività umane rappresentano la causa dominante del riscaldamento globale.

Anche l’Università di Padova ha espresso preoccupazione per la diffusione nelle scuole di contenuti ritenuti in contrasto con le evidenze scientifiche. Secondo quanto riportato dal Corriere del Veneto, la posizione dell’ateneo riguarda il rischio che affermazioni non supportate dal consenso scientifico vengano presentate agli studenti come materiale di approfondimento scientifico.

La lettera di Carlo Barbante

Tra le voci critiche c’è quella di Carlo Barbante, professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia e studioso dei cambiamenti climatici. Barbante ha scritto al Comune di Belluno e alla Regione Veneto contestando le affermazioni contenute nel volume e chiedendone il ritiro.

La sua posizione è stata riportata da diverse testate, tra cui La Stampa e Corriere del Veneto. Secondo Barbante, le affermazioni contenute nel contributo di Giacchetti contraddicono lo stato delle conoscenze scientifiche.

La vicenda ha quindi assunto una dimensione che va oltre il semplice confronto tra opinioni: il punto controverso è se un testo destinato anche agli studenti debba presentare come scientificamente valide affermazioni che organismi come IPCC e CNR considerano incompatibili con le evidenze disponibili.

Da dove arrivano i 29.500 euro

Un altro elemento della vicenda riguarda il finanziamento pubblico.

Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime settimane, la Regione Veneto ha destinato 29.500 euro all’iniziativa. Il contributo era stato deliberato dalla Giunta regionale alla fine del 2024, su richiesta del Comune di Belluno.

Il finanziamento, secondo quanto riferito dall’amministrazione comunale, era collegato a un’iniziativa editoriale più ampia relativa agli interventi di ripristino e ricostruzione del territorio dopo eventi calamitosi, tra i quali la tempesta Vaia. L’assessora comunale all’Ambiente Lorenza De Kunovich ha sottolineato che l’obiettivo del finanziamento non sarebbe stato quello di realizzare specificamente un volume sul «post Vaia», ma un progetto più ampio relativo al territorio.

È quindi importante distinguere due questioni: l’origine del finanziamento e il contenuto del contributo contestato. Il fatto che siano stati utilizzati fondi pubblici per l’iniziativa non significa, di per sé, che la Regione abbia commissionato o condiviso ogni singola tesi presente nel volume. È proprio questo uno degli aspetti sui quali sono stati chiesti chiarimenti alle istituzioni.

La risposta degli autori e del Comune

Giorgio Giacchetti ha respinto l’accusa di negare il cambiamento climatico. Nelle dichiarazioni riportate dalla stampa ha sostenuto che la richiesta di ritirare il volume rappresenterebbe una forma di censura ideologica.

Anche il sindaco di Belluno Oscar De Pellegrin ha difeso il principio della libertà di esprimere opinioni, mentre l’amministrazione comunale si è trovata a dover rispondere alle richieste di chiarimento provenienti da scienziati, sindacati, associazioni e forze politiche.

La discussione, quindi, non riguarda soltanto la correttezza delle singole affermazioni scientifiche, ma anche il ruolo delle istituzioni nella scelta dei contenuti destinati agli studenti e le modalità con cui vengono selezionati e presentati materiali di carattere scientifico.

Le reazioni: dal mondo scientifico agli studenti

La contestazione è cresciuta nei giorni successivi alla distribuzione del volume. La FLC CGIL di Belluno ha chiesto spiegazioni al Comune e alla Regione sull’utilizzo di risorse pubbliche e sulla diffusione del testo nelle scuole.

Legambiente Veneto ha chiesto di sospendere la distribuzione del volume e ha sollecitato un chiarimento anche da parte dell’Ordine dei Geologi del Veneto, affinché fosse precisato se le posizioni espresse nel contributo rappresentassero o meno la posizione ufficiale dell’Ordine.

Sul piano politico, il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale ha presentato un’interrogazione per chiedere chiarimenti sui finanziamenti e sulle responsabilità della Regione. Anche Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha annunciato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda.

Un caso che riapre il problema della divulgazione scientifica nelle scuole

Il caso di Belluno mette così insieme tre questioni differenti: la libertà di espressione degli autori, la correttezza scientifica delle informazioni proposte agli studenti e l’utilizzo di risorse pubbliche.

Sul primo punto, gli autori del volume rivendicano la possibilità di presentare interpretazioni differenti. Sul secondo, le principali istituzioni scientifiche intervenute — tra cui CNR, IPCC e Università di Padova — hanno espresso una posizione molto netta: l’attuale riscaldamento globale è attribuito prevalentemente alle attività umane e, in particolare, alle emissioni di gas serra.

Resta invece aperta la questione istituzionale: se e con quali criteri il materiale sia stato valutato prima di essere distribuito nelle scuole, quali controlli scientifici siano stati effettuati e quale rapporto vi sia tra il finanziamento regionale originario e la successiva pubblicazione degli atti del convegno.

Sono questi gli elementi sui quali le richieste di chiarimento rivolte al Comune di Belluno e alla Regione Veneto potrebbero contribuire a fare luce. Nel frattempo, la vicenda continua a dividere il dibattito pubblico, mentre sul dato scientifico centrale — l’origine antropica del riscaldamento globale contemporaneo — i rapporti dell’IPCC e le istituzioni scientifiche intervenute non lasciano spazio alla stessa ambiguità.

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